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La "schiavitù" dei lavoratori dietro le rose di san Valentino

Circa il 97% di quelle vendute oggi in tutta l’Europa per il giorno degli innamorati sono state tagliate a Naivasha (Kenya), nei terreni gestiti dalle multinazionali che controllano il settore. In America Latina donne pagate un dollaro al giorno

14 febbraio 2014

Foto di Sebastián Ruíz
Sfruttamento Rose san Valentino 2

ROMA - Dietro alla festività San Valentino si nasconde un mercato di sfruttamento silenzioso fatto dalle grandi multinazionali: circa il 97 % delle rose vendute oggi in tutta l’Europa per il giorno degli innamorati sono state tagliate a Naivasha (Kenya), nella Rift Valley, secondo l’associazione Kenya Flower Council. Il settore è dominato dalle multinazionali, che possiedono vaste fattorie e circa 800 milioni di fiori, i lavoratori di Naivasha vivono in un labirinto di incertezza e povertà, in camerate con bagno in comune per tutti e salari che oscillano tra i 30 e gli 85 euro a seconda dell'età.

Il Kenya è uno dei più grandi esportatori di fiori del mondo e il più grande fornitore per l'Unione europea, contribuendo a oltre il 35% di tutte le vendite. I principali mercati dell'Ue sono Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Francia e Svizzera, secondo il quotidiano El Pais. In particolare nel lago Naivasha, raggiungono 188 ettari, di cui circa 135 di serre e  42 di coltivazioni all’aperto.

boxQuesto fenomeno non avviene solo in Kenya, ma anche nei paesi latino-americani, che sono il  secondo più grande esportatore mondiale di fiori con una manodopera di 80 mila lavoratori, il 70% dei quali sono donne. Secondo un’informativa della ong britannica War on Want , le donne che lavorano duramente nelle serre della regione del fiore di Bogotá spesso guadagnano meno di 1 dollaro al giorno e sono costrette a sopportare condizioni lavorative di sfruttamento. Le donne tendono a guadagnare meno dei loro colleghi maschi, sono assunte con contratti a tempo determinato di soli 3-6 mesi - che non vengono rinnovati se si ammalano, in gravidanza o se tentano  di formare un sindacato contro la povertà”, scrive il quotidiano The Guardian.  

Le multinazionali controllano al dettaglio tutti i processi produttivi, il taglio, la classificazione delle rose per varietà e dimensioni, la conservazione per diverse ore in celle frigorifere e i trasporti. In una intervista al quotidiano El pais, uno dei responsabili delle vendite della società ha detto: "Una su nove rose che si consumeranno in Europa oggi, avranno come origine il Kenya". 

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