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Dipendenze: è l'alcol la sostanza più diffusa, in aumento psicofarmaci e azzardo

Dalla cannabis al gioco, la dipendenza in Italia e in Europa. La diffusione del fenomeno descritta nel libro ‘In dipendenza. 121 risposte sulle dipendenze in Italia’, che illustra lo studio Ipsad dell’Ifc-Cnr di Pisa

14 febbraio 2014

ROMA - La cannabis resta - alcol a parte - la sostanza psicoattiva piu' diffusa in Italia e in Europa, seguita dalla cocaina. Ma anche l'eroina non e' affatto sulla via del tramonto e aumentano gli adulti che scelgono sostanze sintetiche. Sono alcuni flash dal libro 'In dipendenza. 121 risposte sulle dipendenze in Italia', che raccoglie i dati dello studio Ipsad® (Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs) condotto dalla Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa.

box"Il nostro Paese registra livelli di consumo superiori alla media europea", spiega Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr. "Circa 12 milioni di europei, il 3,6% dei 15-64enni, hanno fatto uso di cannabis nell'ultimo mese e circa 22,5 milioni nell'ultimo anno, pari al 6,7%. L'Italia va oltre la media: nel 2011 sono oltre 1,5 milioni (3,9%) coloro che ne hanno assunta nell'ultimo mese e circa 3,5 milioni (8,7%) nell'anno. Dalla fine degli anni '90". La fascia di popolazione italiana piu' coinvolta e' quella dei giovani, i 15-34enni. Per quanto riguarda la cocaina, in Europa, ne hanno fatto uso nel corso dell'anno quasi 4 milioni di cittadini (circa 1,2%) e l'Italia, anche in questo caso, riporta livelli di consumo - l'1,3% della popolazione (circa 520mila persone) - superiori alla media europea, insieme con Irlanda, Spagna, Cipro e Regno Unito. "Rispetto al passato, il 'consumatore-tipo' e' pero' molto cambiato", spiega ancora Molinaro. "Se negli anni ottanta la cocaina era la droga degli yup­pies, adesso tra i consumatori si trovano persone che svolgono una vita 'normale', spesso operai".

I consumi di eroina restano stabili e riguardano in Italia circa 160mila persone (0,4%), soprattutto giovanissimi (15-24 anni: 0,6%). Sono 120mila gli italiani di 15-64 anni che hanno fatto uso di anfetamine nell'anno (0,3%), altrettanti hanno assunto ecstasy e allucinogeni: tra questi ultimi, solo l'Lsd ne ha interessati circa 40mila (0,1%). "Tra i consumatori di sostanze sintetiche aumentano gli adulti (35-44 anni) e invece sono in leggero calo gli under 35", specifica la ricercatrice. "In totale in Europa lo stesso fenomeno riguarda circa 2 milioni di persone per le anfe­tamine (0,5%) e 2,5 milioni per l'ecstasy (0,7%)".

Secondo i dati riportati nello studio, sono quasi 32 milioni (80%) gli italiani di 15-64 anni che hanno bevuto almeno una bevanda alcolica nell'anno e 27 milioni (67%) lo hanno fatto recentemente: quasi 1,5 mi­lioni (5,4%) ha assunto sei o piu' bevande alcoliche in una sola occasione (binge drinking) nell'ultimo mese e tra questi gli uomini sono circa il triplo delle donne (8,8% contro 2,9%). Il consumo di tabacco, invece, nel nostro Paese e' in diminuzione ma ancora diffuso: sono 12,5 milioni (31,4%) coloro che non hanno rinunciato alla sigaretta nel 2011.

"Le sostanze che negli anni hanno registrato un discreto incremento sono gli psicofarmaci che, se prescritti da uno specialista, fanno parte di un percorso terapeutico, altrimenti si trasformano in sostanze illegali a tutti gli effetti", conclude la ricercatrice Ifc-Cnr. "Tranquillanti e ansiolitici sono i piu' diffusi: oltre 5 milioni gli italiani che nel 2011 vi hanno fatto ricorso (12,8%) e di questi piu' di 3 milioni sono donne. I sonniferi sono al secondo posto: li hanno utilizzati in 4 milioni (10%) senza differenze so­stanziali tra i due sessi. Il consumo di antidepressivi, invece, rimarca una prevalenza femminile sul totale di 2,2 milioni (5,5%) di assuntori".

A creare una vera e propria emergenza socio-sanitaria, infine, il gioco d'azzardo. In Italia, quasi la meta' (47%) della popolazione tra 15 e 64 anni, circa 19 milioni di persone, nel 2011 ha giocato almeno una volta: circa 2 milioni (11%) sono classificabili a basso rischio, 800.000 (4,3%) a rischio moderato e 250.000 a rischio problematico. (DIRE)

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