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Quei 50 mila svizzeri in Italia che nessuno accusa di "rubare" il lavoro

I sostenitori del referendum in Svizzera che ha posto un limite agli immigrati sostengono che gli italiani "rubano" il lavoro. Eppure negli ultimi anni gli elvetici nel nostro paese sono aumentati al ritmo di 500 ogni anno: non solo banchieri, ma anche operai

16 febbraio 2014

FIRENZE – Per i sostenitori del referendum svizzero che ha posto un tetto all’immigrazione, la motivazione a favore è che gli italiani “rubano” il lavoro agli svizzeri. Ma sono pochi a dire che anche gli svizzeri fanno lo stesso in Italia. Non ne parla nessuno, eppure in un certo senso è così. I numeri parlano chiaro: se in Svizzera sono circa 60 mila i lavoratori italiani, sono altrettanti, o poco meno, i lavoratori svizzeri in Italia, che nel 2013 hanno superato quota 50 mila. La differenza sta nel fatto che in Italia non è stato fatto nessun referendum per limitare loro l’accesso: nessun tetto agli ingressi, gli elvetici possono entrare ogni volta che lo desiderano, potranno continuare ad aprire aziende e potranno continuare a lavorare nel Belpaese senza il timore di nuove leggi che puntano a tutelare l’occupazione degli italiani. Insomma, esiste una sorta di reciprocità mancata, proprio come denunciato dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso all’indomani del voto referendario in Svizzera: “L'Unione Europea offre alla Confederazione elvetica condizioni eccezionali di accesso al proprio mercato unico, incluso il diritto per qualunque cittadino svizzero di risiedere e lavorare ovunque nell'Europa comunitaria. Gli svizzeri possono stabilirsi ovunque in Europa, e ce ne sono circa 430 mila che vivono e lavorano nell'Ue. Non è giusto che l'Europa offra agli svizzeri queste condizioni, e che poi la Svizzera non offra a noi le stesse condizioni”.

box Sembra strano che dalla Svizzera qualcuno decida di emigrare in Italia, eppure negli ultimi cinque anni gli elvetici d’Italia sono aumentati al ritmo di 500 persone ogni anno, attratti sia dal nostro stile di vita che dal clima meno rigido, ma anche dalle tante possibilità lavorative in quei settori dove gli elvetici sono riusciti a progredire negli ultimi decenni. Non mancano anche i rientri di figli di italiani emigrati in passato. Come ampiamente spiegato dal sito infoinsubria, la regione che ospita il maggior numero di svizzeri è la Lombardia, seguita da Toscana, Piemonte e Lazio. Svizzeri anche nel Sud Italia, dove nell’Ottocento c’era la maggior concentrazione di elvetici. Oggi la regione meridionale che ne accoglie di più è la Sicilia. Gli svizzeri d’Italia – molti hanno la doppia cittadinanza - lavorano principalmente nel settore delle costruzioni, nel commercio all’ingrosso, nei servizi e nella ristorazione. 

Non più soltanto orologiai e banchieri, ma soprattutto piccoli artigiani. Secondo la Camera di Commercio della Lombardia, dove si concentra il maggior numero di imprese svizzere (1.722), tra gli elvetici ci sono tanti muratori, meccanici, architetti, commercianti, ristoratori. I banchieri naturalmente non mancano, una presenza che risale al XVIII secolo e prosegue a fine Ottocento, quando entrano in gioco i grandi istituti elvetici. E poi ci sono gli industriali del cotone, la cui presenza è molto importante soprattutto nel bergamasco (dove ci sono oltre 400 imprese svizzere) e nel Torinese, e gli imprenditori del settore alberghiero. Furono proprio loro a incidere fortemente sullo sviluppo dell’industria alberghiera in Italia a metà Ottocento. Celebre a tal proposito fu l’espressione di Gustave Flaubert: “I migliori alberghi sono solamente quelli svizzeri”. (Jacopo Storni)

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