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Ciechi protagonisti di “Blind massage”, premiato con l’Orso d’argento

Tripudio per la Cina a Berlino, dove oltre all’Orso d’oro a “Black Coal Thin Ice”, è stato apprezzato il film di Lou Ye ambientato in un centro massaggi di Nanchino. "Un interessante saggio di cinema sensoriale”

16 febbraio 2014

ROMA – “Blind massage”, del regista cinese Lou Ye, è stato premiato a Berlino ricevendo l'Orso d'argento per il miglior contributo tecnico-artistico (fotografia). E’ il festival dei riconoscimenti per la Cina, che con Bai Ri Yan Huo (Black Coal Thin Ice) di Diao Yinan, oltre all’Orso d’oro si è guadagnato quello d’argento per il miglior attore, Liao Fan. 
 
box “Blind massage”, prodotto in Francia, e interpretato da Qin Hao, Guo Xiaodong, Zhang Lei, racconta una storia tratta dal romanzo di Bi Feiyu, ambientato in un centro massaggi di Nanchino gestito da un gruppo di impiegati non vedenti e ipovedenti. Rappresenta “un interessante saggio di cinema sensoriale” come ha scritto in queste ore molta parte della critica. 
 
Introdotto da una voce narrante, che recita anche i titoli di testa del film, si avvicina alla vita di Xiao Ma; persa la facoltà della vista da bambino a causa di un incidente stradale dove muore sua madre, imparerà l’arte del “blind massage”, prima di entrare a far parte di un istituto con uno spirito di conduzione quasi a carattere familiare, dove persone nella sua stessa condizione vivono, mangiano e lavorano insieme. Gli impiegati del centro massaggi sono sempre sul bivio di una fede conquistata con il tatto e il rischio di perderla per l’esperienza continua con la visione negata. Blind Massage è allora anche un potentissimo film sulle contraddizioni del desiderio, dolorosamente sospeso tra possesso e libertà, fusione e liberazione, nutrimento e privazione. Alla fine del film, quando Xiao Ma riacquisirà parzialmente la vista per un fortuito episodio di violenza, Lou Ye avvicina la macchina da presa in modo estremo a corpi e ad oggetti e le immagini, partendo da Xiao Ma, investono direttamente lo spettatore tirandolo dentro. Lou Ye in questo modo collega, con un vero e proprio cortocircuito, l’istante precedente e successivo all’atto del vedere, ovvero la possibilità di chiudere gli occhi per riacquistare la vista. 

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