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Giuliano Poletti, dalle cooperative al welfare nel segno del dialogo

Folgorato sulla strada di Renzi verso la metà dello scorso anno, il neo ministro del Lavoro e Welfare ha fama di uomo del dialogo. Con un pallino, le “cooperative di comunità” per favorire il protagonismo dei cittadini soprattutto nei piccoli territori

22 febbraio 2014

BOLOGNA - La geopolitica lo dà per bolognese, ma sotto le due torri il neoministro del Lavoro e del Welfare Giuliano Poletti si è visto ben poco. E solo per appuntamenti istituzionali, ben protetto dentro il palazzone di Legacoop. Piuttosto romagnolo, con residenza a Mordano e frequentazioni imolesi, dove è stato segretario del Pci dal 1982 al 1989 e assessore nella giunta del sindaco Ds Bruno Solaroli. Folgorato sulla strada di Renzi verso la metà dello scorso anno – fece discutere il suo endorsment al termine di una complessa assemblea di Lega coop - , Poletti ha fama di uomo del dialogo: tollerante, pacato, schivo, poco pubblico, forse un po’ vittima della retorica di quelli che hanno cominciato a lavorare da ragazzi, e infatti le sue prime parole proprio mentre in queste ore saliva sul colle del Quirinale (“Io so bene cos’è il lavoro, sono nei campi da quando ho sei anni…”) suonano di già sentito.

Ma di certo, Poletti, 63 anni, due figli, è uno che se l’è sudata, e non può essere che un buon inizio. Una passionaccia per la pallamano di cui è stato vicepresidente della federazione nazionale fino a poco tempo fa, un diploma in agraria e una vita nel mondo cooperativo prima come presidente imolese di Legacoop, poi dell’Emilia-Romagna, infine approdato alla presidenza nazionale prima della Lega e poi dell’Aci, l’alleanza delle cooperative italiane, dove ha lavorato a lungo per arrivare (per ora invano) alla fusione tra le tre centrali cooperative Legacoop, Confcooperative e Agci e che sta lasciando in queste ore per iniziare a lavorare da Ministro. Chi lo conosce parla di un uomo semplice, chiaro, concreto, uno che non perde la testa nemmeno mentre Maurizio Landini della Fiom  lo accusa di non essere molto diverso da un dirigente della Confindustria. Lui replica dialogante, educato.

Per quanto riguarda poi la sua delega al welfare, non risultano dal suo curriculum particolari esperienze se non quella di chi ha passato in pratica tutta la sua vita professionale nel mondo cooperativo attorno a un tavolo a cercare accordi, trovare equilibri, inventarsi soluzioni. Un suo pallino, però, sono le cosiddette “cooperative di comunità” per favorire il protagonismo dei cittadini soprattutto nei piccoli territori dove mancano investimenti: strutture che possono andare a sostituire i servizi mancanti e ridare vitalità a un paese. Chiude la farmacia? Ecco che può entrare in campo la cooperativa di comunità per non far perdere il servizio ai cittadini. Se non è welfare questo… In casa, poi, non mancano gli aiuti: la moglie, Anna Venturini, è assessore alle politiche sociali nel piccolo comune di Castelguelfo (Imola),una sponda interessante al tempo delle piccole economie e delle esperienze generative che vengono dal territorio.

Certo, le priorità di Poletti al momento sono altre: jobs act, disoccupazione giovanile, lavoro, cassa integrazione, la grana esodati. Una grande responsabilità per il primo uomo delle coop che entra nel governo, e una storia ancora tutta da scrivere. (ms)  

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