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Altro che “sgnappa”: la canzone dei giovani contro l’alcolismo di gruppo

Niente prediche, ma molto umorismo, ironia e demitizzazione delle ubriacature indotte dal branco. Il video musicale “Me fago del Acqua2o” (mi faccio di acqua) realizzato da giovani trentini in collaborazione col servizio provinciale di alcologia è già un successo

10 marzo 2014

boxTRENTO - Chi contrasta il vizio giovanile del neknominate, ossia dell’ubriacarsi da soli e poi “postarsi” sul web per mostrare ai coetanei la propria bravata e spingerli, sfidandoli, a fare lo stesso? Gli esperti dell’età adolescenziale, le associazioni specializzate contro l’abuso di alcolici e le “prediche” dei familiari sembrano non bastare. A Trento, contro l’alcolismo e il neknominate, stanno scendendo in campo gli stessi giovani, in collaborazione con il Servizio alcologia provinciale: usano il web e tanta creatività per lanciare messaggi contrari a un fenomeno spesso superficialmente liquidato dai media come “una moda”. E lo fanno in musica, parlando il dialetto delle loro parti. Nei loro testi, ben ritmati, risuonano parole come “sgnappa” (grappa), accanto a vere e proprie odi all’acqua limpida e rinfrescante, bevuta in compagnia e nei rifugi d’alta quota. Fino ad oggi, il ritornello più conosciuto è quello del videoclip Me fago de Acqua2O (vale a dire: “Mi faccio di acqua…” - Gardumi feat Mario Cagol), dove “credi a me, l’eroe che sta ben è senza dubbio l’Astemio Lupin…”. Messaggio chiaro, proprio come l’acqua.

boxPer descrivere i problemi causati dall’abuso di alcol, questi giovani adoperano frasi del tipo “son fuori come una vigna”, “rischio la patente della brum brum”, “per conquistarti cercano di frastornarti”, evidenziando la passività tipica di chi è dedito agli alcolici. Con la loro intelligenza e simpatia dimostrano tutti i danni del consumo di superalcolici e del neknominate: alla salute e alla propria immagine, con conseguenze negative sia nelle relazioni interpersonali, nello studio e nel lavoro. Nei titoli di coda del videoclip scorrono i ringraziamenti per i bar che hanno ospitato la registrazione delle immagini, l’Azienda provinciale dei Servizi sanitari di Trento, l’Associazione provinciale club alcologici territoriali (Apcat) e i peer educator degli istituti “Guetti” di Tione e “La Rosa Bianca” di Predazzo-Cavalese.

Katia Guerriero è uno dei dirigenti del Servizio alcologia della Sanità provinciale di Trento, al cui vertice c’è il dottor Roberto Pancheri. «Ad accorgersi della diffusione del fenomeno del neknominate anche da noi, sono stati alcuni fra i 450 giovani che, da circa dieci anni, collaborano con i nostri servizi diffusi sul territorio provinciale. Sono abituati ad osservare con occhio critico i propri comportamenti e quelli degli altri e cercano, utilizzando quegli strumenti e il linguaggio tipico dei coetanei, di contrastare il fenomeno dell’alcolismo e del neknominate. Noi li chiamiamo», continua Guerriero, «peer educator, ossia “educatori in gruppi di pari” e favoriamo il loro ingresso nelle scuole, nelle associazioni, nelle parrocchie e nei gruppi sportivi dove portano il loro messaggio positivo e sempre molto concreto contro l’alcolismo e i comportamenti deviati ad esso collegato. Il loro insegnamento sta nel trasmettere agli altri giovani che non bisogna fare quello che non si vuole, sotto la pressione del branco. In questi giorni», conclude la coordinatrice del Servizio trentino di alcologia, «i peer educator della Val di Fiemme stanno studiando un altro modo creativo per contrastare, in maniera ancora più efficace, proprio la dannosa pratica del neknominate». (Paolo Giovannelli)

Guarda il video.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Trentino Alto Adige, Alcol, giovani

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