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Zamagni: “Immaturo e in malafede chi parla di conflitto di interessi per Poletti”

Il commento dell’economista sulle polemiche dopo la nomina a ministro di un rappresentante delle cooperative. Positivo anche l’ingresso di Soros nel capitale di Igd. “Il problema è l’invidia sociale degli italiani”

10 marzo 2014

BOLOGNA - Mentre cresce l’attesa per conoscere il nome di chi prenderà il posto di Giuliano Poletti alla guida di Legacoop nazionale – l’iter è già iniziato e per domani (11 marzo) è prevista una riunione della direzione nazionale a Roma – Stefano Zamagni commenta le polemiche sul conflitto di interesse che, secondo alcuni, potrebbe derivare dalla presenza nel Governo Renzi di un (ex) rappresentante delle cooperative. “Il fatto che si parli di conflitto di interessi è segnale di immaturità e cattiva fede”, dice l’economista. Che aggiunge: “Mi fa specie che questa domanda venga fatta per il mondo delle cooperative e non per chi viene dall’università o dalle imprese profit, significa che c’è una distorsione ideologica pericolosa”. Insomma, o si fa per tutti o per nessuno, “perché ognuno viene da qualche parte e non si può pensare che chi è nominato ministro faccia solo i propri interessi o quelli del proprio settore di provenienza”.

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Ma il fatto che la cooperazione sia diventata uno dei pilastri dell’economia nazionale insieme al mondo delle imprese non rischia di snaturarne la mission di attenzione verso le fasce più deboli? “Neanche per sogno”, dice Zamagni secondo cui potrebbe essere esattamente il contrario. “Finalmente in Italia si riconosce che il mondo della cooperazione ha raggiunto uno stadio di maturazione e maturità tale da essere considerata un bacino dove ci sono persone che esprimono competenze e idealità forti da spendere negli interessi di tutti e da cui può uscire la classe dirigente del Paese”, continua l’economista che vede in modo positivo anche l’ingresso di un big della finanza come George Soros nel mondo delle cooperative (attraverso l’acquisto del 5% del capitale sociale di Immobiliare grande distribuzione (Igd), diventando il terzo azionista dopo Coop Adriatica e Unicoop Tirreno). “Il fatto che Soros abbia investito il 5% nella Igd significa che questa società gode di fiducia e stima, altrimenti non ci avrebbe messo i suoi soldi – dice l’economista –. Significa anche che la cooperazione ha raggiunto livelli di solvibilità e trasparenza tali da meritare l’attenzione di chi proviene da altri mondi”. Il problema secondo Zamagni va cercato in un brutto vizio degli italiani, l’invidia sociale, citato già nel 1824 nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” da Giacomo Leopardi. “Mentre negli Stati Uniti, ad esempio, si plaude a chi ha successo, in Italia si cerca di tagliare le gambe a chi lavora bene, lo si vede a tutti i livelli”, conclude Zamagni. (lp)

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