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Violenza sulle donne, i “carnefici” fotografati al momento dell’arresto

Si chiama “I Miserabili” il progetto che sarà presentato a Napoli il 29 marzo. Dieci immagini forti per portare avanti una campagna di sensibilizzazione che per la prima volta vede come protagonisti gli uomini

25 marzo 2014

"Ingratitudine". Foto di Fabio Cosma Colombo
I miserabili - Mostra 2

Napoli – E' un concept fotografico che mette al centro gli uomini, dopo che hanno commesso la violenza. Si chiama “I Miserabili” e sarà presentato al museo Madre di Napoli sabato 29 marzo (dalle 10 alle 19, ingresso libero) con l’idea di girare poi per i musei di arte moderna d’Italia e i centri antiviolenza, per portare avanti una campagna di sensibilizzazione che per la prima volta, vede come protagonisti gli uomini. Il concept fotografico, ideato e diretto dalla giornalista Désirée Klain e curato con la collega Giuliana Ippolito, comprende dieci immagini forti, che colgono i “carnefici” nel momento dell’arresto. Si tratta di una selezione di scatti curata dal fotoreporter napoletano Stefano Renna, tratti da vicende di cronaca nera. «Per prevenire la violenza - spiega Désirée Klain - credo sia importante produrre un’identificazione negativa e far capire all’uomo, al potenziale carnefice, ciò che gli potrebbe succedere dopo». Il racconto per immagini avrà come sottofondo una musica dura, «che - dice ancora la Klain - deve contribuire a trasmettere il pensiero che la violenza, e le sue conseguenze, siano insopportabili».

Lo scorso anno sono state 128 in Italia le donne uccise, una ogni due giorni e mezzo, mentre oltre 100mila sono i bambini che hanno subito maltrattamenti. Il concept fotografico è anche il risultato di un accurato lavoro di ricerca reso  possibile grazie all’apporto di fotoreporter, cronisti di giudiziaria, psicologi, avvocati. «Vogliamo proporre, provocatoriamente, un’identificazione negativa - spiegano le curatrici - attraverso queste immagini viene infatti in superficie la sconfitta proiettata in uno specchio  deformante, dove il protagonista del delitto è svestito da ogni possibile mitizzazione o forma di giustificazione, e raccontato invece nelle conseguenze negative insite in ogni gesto di violenza». Oltre al concept fotografico, ci saranno anche due opere d’arte che coinvolgeranno il visitatore invitandolo a riflettere sulla orribile realtà della violenza: una sorta di diario interattivo firmato dall’artista Barbara Bonfilio e uno «sfogatoio» concepito da Giuliana Ippolito e realizzato dall’artista spagnola Gema Ruperez.

"Infamità". Foto Agenzia Newsfotosud
I miserabili - Mostra 5

È un box dove tutti i visitatori potranno portare, per liberarsene, un oggetto-simbolo dei soprusi subiti. «Le persone conservano oggetti ed emozioni - spiega Ippolito - l’invito a liberarsene vogliamo che rappresenti un primo passo per un cambio di rotta: un’istallazione della memoria collettiva. Le donne a differenza degli uomini conservano oggetti ed emozioni. L’invito a tutte le donne a liberarsi di questo carico attraverso la performance artistica rappresenta un retrocedere rispetto a odi e violenze, una rappresentazione fisica di una memoria collettiva». In occasione della presentazione al pubblico, l’attrice Gioia Spaziani (alle 17.30) leggerà un racconto inedito di Maurizio de Giovanni, dal titolo “Non ho fatto niente”: parla di un femminicidio raccontato dal punto di vista di chi lo commette.
«Bisogna mantenere alta l’attenzione su questi temi – spiega l’assessore alla Cultura della Regione Campania, Caterina Miraglia, che interverrà all’iniziativa contro il femminicidio del Madre – una legge, per quanto scritta bene e giusta, non basta: è necessario, anche attraverso manifestazioni culturali, diffondere tra le donne la consapevolezza di avere a disposizione gli strumenti giusti per difendersi. Il vero rispetto va inculcato anche attraverso l’educazione dei figli, è lì che inizia il percorso per far comprendere i valori sani». (ip)

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