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Accoglienza contro emergenza, "le due anime del Ministero dell'Interno"

Anche stavolta a spuntarla è quella più securitaria. Così legge le dichiarazioni del ministro Alfano Chiara Marchetti, ricercatrice dell'Università Statale di Milano e di Escapes, laboratorio sulle migrazioni. Così, mentre si apre una nuova emergenza, il sistema Sprar è fermo al palo

04 aprile 2014

MILANO - È come se il ministero dell'Interno avesse due anime. Da una parte, una più securitaria e intransigente che spinge ad un rafforzamento di Frontex e di Mare nostrum, dall'altra quella che spinge per un allargamento del sistema di protezione per richiedenti asilo Sprar, sulla base dell'eredità lasciata dall'ex ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge. È questa la fotografia della situazione scattata da Chiara Marchetti, assegnista in Sociologia dell'Università di Milano e ricercatrice di Escapes, "il laboratorio universitario sulle migrazioni forzate". "La vera questione – spiega la ricercatrice - è la fatica che si sta facendo per mettere a sistema l'allargamento dello Sprar e far rientrare anche questi sbarchi all'interno della gestione del sistema". E la fatica è legata ad un contrasto con l'altro fronte del ministero: quello che spinge sulle emergenze. Risultato: nonostante le graduatorie dello Sprar siano uscite il 29 gennaio, i nuovi 16 mila posti ancora attendono l'attivazione. Mentre lo Sprar è in stand by, altri posti sono stati aperti in un "canale di emergenza". "Ritenevo che alcuni avvenimenti, come il naufragio del 3 ottobre e i segnali di apertura verso lo Sprar, avessero segnato un cambio – continua Marchetti –. Le dichiarazioni di Alfano creano più dubbi".

Oggi all'assemblea regionale siciliana, il ministro dell'Interno ha aggiunto che "siamo un Paese di transito" per i migranti e per questo il Viminale vuole la modifica del trattato di Dublino, in base al quale i migranti sono obbligati a chiedere asilo nel Paese di approdo. "L'Europa - ha detto Alfano - deve prendere definitivamente atto che le frontiere del Mediterraneo sono europee e bisogna proteggerle". La questione, infatti, non può essere solo italiana e, ha assicurato Alfano, "noi ci batteremo perché l'Europa difenda le frontiere". Lo strumento c’è, ha ribadito, "si chiama Frontex, va potenziato" altrimenti "non si risolve il problema degli sbarchi".

Marchetti esprime dubbi sulle persone pronte a sbarcare ("nessuno ha la sfera di cristallo"), sottolineando che l'Italia non è l'unica meta. "Non abbiamo arrivi paragonabili a quelli dei Paesi che confinano con la Siria – argomenta – è su di loro che si scarica il peso principale dell'emergenza Siria", la principale causa dell'incremento degli sbarchi. Che il flusso dei migranti diretti verso l'europa fosse in aumento, non coglie Marchetti di sorpresa. Si attende numeri paragonabili al 2008 o al 2011: 30-36 mila sbarchi. Un aumento rispetto ai 20 mila dell'anno scorso ma non numeri clamorosi. Probabili cause dell'aumento degli arrivi sono l'operazione Mare nostrum, che ha evitato altre stragi come quella del 3 ottobre, involontariamente incentivando la partenza. Altra causa è la "questione mediorientale", ossia la totale saturazione dei campi profughi dei Paesi confinanti. Così, chi ne ha i mezzi cerca di partire.

Escapes il 10 e 11 aprile a Milano organizza un convegno di due giorni dal titolo "Transiti, barriere, libertà- cercare rifugio nel Mediterraneo e in Europa" proprio per ragionare sull'accoglienza. Tra gli invitati, oltre a ricercatori e professori universitari, Madeline Garlick dello sportello legale dell'Unhcr Europa e Daniela Di Capua, funzionaria del Servizio centrale dello Sprar. (lb)

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