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Al Refettorio ambrosiano i grandi chef cucinano per i poveri

In vista di Expo, saranno 30 gli chef che si alterneranno ai fornelli per cucinare gli scarti. La struttura sarà ricavata da un vecchio teatro parrocchiale recuperato nel quartiere Greco, a nord di Milano. In tutto, 12 tavoli da otto posti ciascuno

16 aprile 2014

MILANO - "Un grande palco per dire che non si può buttare via il cibo". Così Giuliano Savina, parroco della chiesa di Greco, definisce il Refettorio Ambrosiano, una mensa per i poveri da 96 posti che sarà ricavata dal Teatro Greco, nell'omonimo quartiere alla periferia di Milano. Lo annuncia nel video di presentazione del progetto: un viaggio dentro Greco.

Nell'ex teatro saranno cucinati gli avanzi dei padiglioni di Expo 2015, per lanciare il segnala che non si può sprecare nulla se si vuole tener fede al motto "Nutrire il pianeta". "Ad oggi le stime dicono che si sprechi 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all'anno", commenta il commissario unico di Expo Giuseppe Sala. Ai fornelli per preparare i pasti, dall'apertura di Expo il primo maggio 2015, si alterneranno 30 tra i migliori chef del mondo: da Gualtiero Marchesi a Carlo Cracco. "Tutti si sono resi disponibili per dare un segnale che i cuochi non sono rock star ma persone che tutti i giorni danno un ristoro e si mettono al servizio della comunità", commenta Massimo Bottura, cuoco nominato nel 2013 "International chef of the year" dal Daily mail. È lui che ha proposto il progetto la prima volta a Davide Rampello, curatore degli eventi di Expo 2015. La Curia di Milano ha accolto la proposta, decidendo di mettere a disposizione il servizio a uomini e donne seguiti dai centri Caritas (il Rifugio per senza dimora della Stazione Centrale, il Servizio accoglienza milanese, il Servizio accoglienza immigrati e il progetto antitratta Strada facendo). Gli ospiti della mensa saranno coinvolti in laboratori di cucina e percorsi di educazione alimentare.

Il Refettorio Ambrosiano è un modo per pensare anche a "FuoriExpo", come Sala ha definito tutto ciò che starà fuori dal polo di Rho-Pero. Infatti il refettorio resterà anche alla fine della manifestazione, e oltre i sei mesi dell'esposizione universale. Ora si tratta solo di rendere il teatro agibile il teatro. Per la realizzazione, Rampello ha coinvolto il Politecnico di Milano e alcuni dei designer più importanti d'Italia. La realizzazione dei lavori sarà poi raccolta in un libro edito da Skira. I 12 tavoli da 8 posti ciascuno saranno realizzati con la quercia dell'azienda Riva1920 di Cantù. All'allestimento della mensa contribuiranno anche Artemide che fornirà le lampade, Alessi con gli accessori da tavola e Kartell con le sedie. Pezzi di design di alto pregio: "Vogliamo che questo luogo sia anche bello", continua Rampello. L'arcivescovo di Milano Angelo Scola cita un intervento di Benedetto XVI alla Fao in cui ha detto che "se non risolviamo il tema della fame è solo perché politicamente non lo vogliamo". "Dobbiamo riconoscere – aggiunge Scola sulla scorta delle parole di Papa Francesco – la dimensione di povertà che è dentro di ognuno di noi, ognuno con la propria". Dar da mangiare allora diventa simbolo di prendersi cura di un bisogno e mettersi a disposizione della comunità. "Dobbiamo passare – conclude Scola dal bisogno al desiderio, ma per farlo abbiamo bisogno che il bello ritorni ad essere anche buone". Il Refettorio ambrosiano è uno dei casi in cui questo è avvenuto. (lb)

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