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Ieri militare in Kosovo oggi internato nell’Opg di Napoli per una lite in famiglia

La depressione dopo l’ultima missione, difficoltà economiche, il mancato riconoscimento di una pensione, una situazione psichica che si è via via aggravata. Il consigliere regionale del Pd Antonio Amato ha ispezionato sabato l’Opg di Napoli, dove sono rinchiuse 97 persone

22 aprile 2014

NAPOLI - “Ho visto tanti morti, li sogno ogni notte”. G., 39 anni della provincia di Avellino, da sergente è stato con l’esercito in Kosovo e in Bosnia. Poi la depressione dopo l’ultima missione, difficoltà economiche, il mancato riconoscimento di una pensione, una situazione psichica che si è via via aggravata. Un mese fa per una lite in famiglia è giunto all’Opg di Napoli all’interno del carcere di Secondigliano, in misura di sicurezza provvisoria. “Vi prego fatemi tornare il jeans che si sono portati via, poi fatemi tornare a casa”. È la richiesta che fa al consigliere regionale del Pd Antonio Amato che sabato 19 aprile si è recato in visita ispettiva non preannunciata nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli accompagnato dal ricercatore Antonio Esposito e da Dario Stefano Dell’Aquila, dell’Osservatorio Nazionale sulla Detenzione di Antigone.

boxA Napoli sono 97 gli internati su una capienza limite di 100, 1/3 in misura di sicurezza provvisoria, come Benedetto, in Opg per porto abusivo di coltello, l’ultimo morto suicida meno di due mesi fa. Tra marzo e aprile 24 nuovi ingressi. “Abbiamo verificato come questi inferni non si svuotino mai - afferma il consigliere Amato, che la scorsa settimana aveva visitato anche l’Opg di Aversa - Gli ingressi pareggiano o addirittura superano le dimissioni. D’altro canto, alle richieste di presa in carico territoriale, molte Asl continuano a rispondere dinieghi. E nel frattempo anche a Pasqua queste persone mangeranno chiuse in una cella, non hanno nemmeno un refettorio. Dovrebbero ricevere cura e assistenza, ma qui ci sono solo psicofarmaci e sbarre”.

La commissione ispettiva ha incontrato L., 54 anni, rinchiuso negli Opg da 24 anni, e M., internato tra Aversa e Napoli da 29 anni. Di nuovo in Opg anche F., 54 anni, affetto da Hiv e tornato in Ospedale perché è la fallita la licenza di esperimento. “Ma oggi abbiamo incontrato anche molti ragazzi -  afferma Antonio Esposito - F., 20 anni di Roma, F., anche lui dalla capitale di 21 anni, C., 28 anni di Termoli. E sono recentemente entrati in misura provvisoria anche due ragazzi di 18 e 19 anni. Ventitre internati sono in osservazione dal carcere, solo il 25% è qui per un reato grave, il restante per crimini bagattellari. Molti stanno pure tornando in Opg per il fallimento delle licenze esterne d’esperimento. Li mandano in luoghi che a volte sono peggio del manicomio”. I dati dell’Osservatorio Nazionale di Antigone ricordano come oggi ci siano 1188 internati che scontano una misura di sicurezza, più di mille in Opg, mentre nella struttura napoletana da giugno 2013 ad oggi ci sono stati 3 suicidi. Nel 2013 i tentativi di suicidio sono stati 8, mentre nel 2012 sono stati 6.

“È vero che qui non si usa più la contenzione ed è una vittoria politica di quanti come Antigone si sono spesi in questi anni per il superamento degli Opg - conclude Amato - Ma è del tutto evidente che oltre l’ottanta per cento delle persone oggi chiuse nel manicomio criminale di Secondigliano non dovrebbe stare qui, che non sussiste per loro alcuna pericolosità sociale, che restano qui per l’incapacità di presa in carico della sanità territoriale, che si sono aperti nuovi pericolosi meccanismi di internamento, che oggi gli Opg e domani le Residenze per  l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza rispondono ad esigenze contenitive che nulla hanno a che fare con la cura. Agirò d’urgenza perché gli organi deputati del consiglio e della giunta regionale verifichino lo stato dell’assistenza psichiatrica territoriale, perché è lì che bisogna agire”.

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