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"Affitto e vendo ai cinesi". Il mercato immobiliare rinnova l’offerta

On line il nuovo portale di compravendita dedicata ai cinesi. Annunci con gli ideogrammi. Attivo anche un sito rivolto ai russi. Eppure gli acquisti da parte straniera stanno diminuendo

28 maggio 2014

boxFIRENZE – Si chiama "Affitto e vendo subito ai cinesi" ed è il nuovo portale sugli investimenti immobiliari rivolto ai cittadini asiatici (www.affittoevendosubitoaicinesi.it). Nessuna discriminazione al contrario, assicurano i responsabili del portale, semplicemente la volontà di sensibilizzare un’utenza particolarmente fiorente in Italia, dove i cinesi ammontano a circa 210 mila. Il portale è nato in Toscana, una delle regioni con la maggior concentrazione di cinesi, che vivono soprattutto tra Firenze e Prato, dove toccano quota 30 mila. Non è un caso che sui muri di queste due città stiano comparendo grandi manifesti (vedi foto) sui quali campeggia la grande scritta (in italiano e in cinese) dove ci si rivolge a un pubblico cinese interessato ad acquistare, affittare o vendere un immobile. Sul sito, dove è richiesto di inserire annunci sia in lingua italiana che in lingua cinese, c’è anche una speciale icona dove viene raffigurato il meteo a Pechino.
Non solo annunci per cittadini cinesi. E’ attivo anche il portale rivolto ai russi (www.affittoevendosubitoairussi.it), un’altra presenza importante sul territorio italiano. Qui gli annunci sono in italiano e in cirillico.

Vendo ai cinesi - foto

Eppure, nonostante la nascita di questo nuovo portale, nel 2012 il numero di compravendite effettuate in Italia da lavoratori immigrati ha raggiunto il valore più basso dei nove anni consecutivi di rilevazione. A rivelarlo è l’ultimo rapporto della fondazione Ismu ‘Scenari immobiliari’, secondo il quale sono 47 mila gli acquisti di immobili da parte di stranieri ne 2012, ovvero il 22% in meno rispetto al 2011 e un terzo rispetto ai record dei 131-135mila acquisti annui del 2006-2007, quando ogni anno un immigrato ogni 27-28 comprava casa. Inoltre, se nel 2006 il 10% degli acquisti era nel centro del capoluogo di provincia e un ulteriore 25% in semicentro, nel 2012 tali quote sono crollate rispettivamente al 4% e al 9%, a netto vantaggio dunque della periferia e dei comuni extracapoluogo. (js)

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