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“Il piacere di non sprecare”: sconti sul cibo in scadenza nei supermercati

E’ la campagna lanciata da Piemonte e Valle d’Aosta. Coinvolte 275 grandi strutture dove verranno allestite apposite aree. Soltanto in Italia, ogni anno, 6 milioni di tonnellate di cibo finiscono tra i rifiuti

30 maggio 2014

TORINO - La prima è stata la Grecia, dove dallo scorso settembre è possibile rimettere in vendita, a metà prezzo, alimenti già  scaduti. Poi è stato il turno della Spagna, che sulle confezioni di yogurt ha sostituito la data di scadenza con il termine minimo di conservazione; mentre in Ue si parla di eliminarla del tutto da caffé, riso, pasta, the e formaggi duri. Se in gran parte d’Europa ci si appresta rivedere le normative sulla conservazione del cibo, è evidente che lo spreco alimentare ha raggiunto livelli non più tollerabili, specialmente in tempi di crisi diffusa. Sprecare, dunque, non conviene più a nessuno; ed è proprio da questo assunto che anche in Piemonte e Val D’Aosta è appena partita una grande campagna di sensibilizzazione sul tema che andrà avanti fino al prossimo 27 luglio, per poi riprendere in autunno.

Promossa dalle due Regioni e dal Ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del più vasto progetto per la lotta allo spreco “Una buona occasione”, la campagna prende il nome di “Il piacere di non sprecare” e coinvolge 275 grandi strutture di vendita (263 in Piemonte e 12 in Val d’Aosta). Nelle quali,  per i prossimi due mesi, saranno allestite aree con prodotti in prossimità di scadenza scontati del 30 per cento almeno. Una promozione che farà da traino anche per la distribuzione di materiale informativo sulla corretta lettura di etichette e date di scadenza, ad opera delle 13 associazioni di consumatori che collaborano al progetto. 

L’iniziativa è partita dopo una serie di rigorose indagini sulla effettiva commestibilità dei cibi scaduti e sulle abitudini alimentari di cittadini piemontesi e valdostani. Per quanto riguarda le prime, “sono state affidate - spiega Roberto Corgnati, responsabile della Tutela consumatori della Regione Piemonte - una serie di analisi di laboratorio ai dipartimenti di Scienze agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Torino, per capire cosa realmente succede agli alimenti quando arrivano alla data di scadenza o a quella entro cui, secondo i produttori, dovrebbero essere preferibilmente consumati”. “Il problema dello spreco, infatti, - prosegue Corgnati - parte anche da una questione “reputazionale”: superata la data di scadenza, il consumatore non si fida della permanenza delle caratteristiche che connotano il cibo da fresco. Per questo abbiamo voluto analizzare sei tra i prodotti più problematici dal punto di vista della conservazione: yogurt, pasta fresca, latte fresco e uht, pasta ripiena e prosciutto a cubetti”. “Il lavoro - precisa  Corgnati - è stato svolto sia da un punto di vista microbiologico, con le opportune analisi di laboratorio, sia dal punto di vista sensoriale, ingaggiando un panel di 19 assaggiatori professionisti.  I risultati - prosegue - ci hanno rivelato, in primo luogo, che tutti gli alimenti erano perfettamente sani fino all’ultimo giorno di conservazione.  L’80 per cento degli assaggiatori, inoltre, avendo testato i cibi nel giorno esatto della scadenza, ha espresso un elevato indice di propensione all’acquisto”.  

Per quanto riguarda le abitudini di consumo dei torinesi, invece, le ricerche hanno rilevato come il 60 per cento dei cittadini di Piemonte e Val d’Aosta non conosca la differenza tra la data di scadenza (ovvero il termine superato il quale un prodotto può costituire poericolo per la salute umana) e il termine minimo di conservazione (tmc, ovvero la data indicativa entro la quale il cibo conserva le sue proprietà specifiche). “Di fatto - puntualizza Corgnati -  in molti ignorano il significato del termine ‘preferibilmente’ presente nel tmc: anche per questo motivo la scadenza è oggi tra le principali cause dello spreco alimentare”. 

Soltanto in Italia, ogni anno, 6 milioni di tonnellate di cibo finiscono tra i rifiuti, per un valore complessivo di 13 miliardi di euro annui (220 euro pro capite). Circa il 55 per cento dello spreco è riconducibile ad attori economici, mentre il restante 45 è prodotto dai consumatori. “In particolare - continua Corgnati - un 13 per cento degli sprechi è generato lungo il processo di distribuzione, metà del quale soltanto per via del raggiungimento della sell by date, ossia la data entro la quale il cibo dovrebbe essere venduto”. Ma, anche dal lato distributore, una fetta consistente dello spreco è imputabile alle abitudini dei consumatori: il 60 per cento dei quali, come spiega Corgnati, “dichiara ad esempio di scegliere attentamente i prodotti con la data di scadenza più lontana”.Per questo, il materiale informativo distribuito nei punti vendita riguarderà soprattutto la corretta lettura delle etichette alimentari di una serie di prodotti ‘problematici’, come uova e latticini.

“Ma l’educazione, da sola, non basta”, spiega Luca Mercalli, giornalista, scrittore ed esperto di ambiente, noto al grande pubblico per la sua presenza nelle trasmissioni di Fabio Fazio, chiamato a fare da testimonial al progetto. “In primo luogo - continua - perché la maggior parte dei cittadini non ha la necessaria sensibilità per prendere a cuore problemi come l’impatto ambientale o  la fame nel mondo. Poi perché tutto il cibo comprato e buttato si traduce in un segno ‘più’ nel calcolo del Pil. Finché questo accadrà, per qualcuno lo spreco continuerà ad essere conveniente. c’è dunque bisogno di introdurre nuovi indicatori, che rappresentino le merci buttate via con un segno negativo”. 

“Il piacere di non sprecare” rientra nel progetto di lotta agli sprechi alimentari “Una buona occasione”, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino, Slow Food, Las minute market, CinemAmbiente, Istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Val d’Aosta e Associazione dei consumatori. Tutte le 275 strutture di vendita coinvolte fanno capo al circuito Federdistribuzione (Auchan, Carrefour, Familia, Bigstore, Mercatò, Simply) o ai due marchi cooperativi Coop e Conad. (ams) 

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