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Quei 3 mila minori troppo grandi per restare in affido e in comunità

Chiedere piena autonomia a 18 anni a ragazzi accolti dai servizi è un "paradosso": ecco le buone pratiche di associazioni e comuni, uniti nel dare ai neomaggiorenni un aiuto concreto per diventare "grandi"

04 giugno 2014

ROMA - A 18 anni diventare pienamente autonomi è difficile per qualsiasi ragazzo. Ma diviene addirittura un "paradosso" pretenderlo da ragazzi che provengono da realtà familiari complesse,  vissuti, fino al giorno prima della maggiore età, in comunità o affido. A 18 anni, tuttavia, si diventa ufficialmente "grandi" e questi ragazzi devono lasciare il sistema di protezione dell’infanzia. Alcuni rientrano in famiglia ma molti altri altri passano a progetti di semiautonomia, per consentire loro un passaggio graduale verso la piena autonomia.

box Secondo i dati del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza al 31 dicembre 2010 degli oltre 32 mila bambini e ragazzi che in Italia vivono fuori famiglia, 2.905 sono maggiorenni che rimangono in affido (1.207) o in comunità (1.698) anche dopo il compimento della maggiore età. I numeri, gli ultimi disponibili, non sono recenti, ma negli anni confermano una tendenza più o meno stabile. Oltre il 62% dei ragazzi che interrompe il percorso di assistenza alla maggiore età rientra in famiglia, mentre il 15,7% dei ragazzi dimessi dalle comunità si trasferisce in altro servizio residenziale. Molti gli stranieri, forse per la maggiore difficoltà di appoggiarai a una rete familiare. 

Associazioni cooperative sociali e enti locali hanno unito le forze per dare a questi ragazzi un aiuto concreto. Il comune di Torino nel 2001 ha attivato il "Progetto Autonomia", da "prenotare" prima del compimento del 18° anno, da attivare entro il 21° anno e concludere non oltre i 25 anni. Una "una tantum" di 5 mila euro a ragazzo per proseguire gli studi, formarsi per un lavoro o acquisire un'autonomia abitativa.

La cooperativa Spes contra Spem, che a Roma gestisce alcune case famiglia, attiva borse lavoro: un fondo di 3 mila euro per ogni ragazzo, a disposizione del datore di lavoro per 3 mesi. In questo modo, il ragazzo inizia a lavorare senza pesare economicamente sull’azienda. Nel 90% dei casi alla fine di questo periodo, i ragazzi che hanno beneficiato del fondo  hanno ottenuto un contrato.

A volte ad aver bisogno di aiuto sono giovani donne con bambini. La cooperativa L’accoglienza, che gestisce a Roma Casa Betania, ha attivato un progetto di semiautonomia, che include anche il nido, condizione indispensabile per consentire alla madre di lavorare e mantenere la propria famiglia. E' il caso di J., sola con un figlio a 18 anni: una  famiglia l'ha accompagnata fino alla nascita di Kevin. Poi una rete di relazioni e servizi l'ha aiutata a trovare casa e lavoro: ora abita in un monolocale di proprietà e ha riportato in Italia il primo figlio. (cch)

Su RS Agenzia giornalistica leggi i lanci sulle "buone pratiche" di  Spes contra Spem, Comune di Torino  e la cooperativa L'Accoglienza.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Casa famiglia, Minori fuori famiglia, Affido

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