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Il bambino Down discriminato frequenterà un centro estivo municipale

“Sentire così tanta solidarietà fa venire i brividi”: così il papà di Danilo commenta le reazioni al caso del figlio rifiutato da un campus di Roma. Il suo caso ha suscitato un vivo dibattito sui social network e ha destato l’attenzione delle istituzioni

17 giugno 2014

ROMA -  “Ringrazio di tutto cuore ognuno di voi..  sono il papà di Danilo. .. sentire così tanta solidarietà fa venire i brividi. Questa sera sono stato convocato dalla società a.s. Ottavia. che ha affittato e concesso gli spazi al centro estivo in questione..e debbo dire erano tutti padri di famiglia..profondamente colpiti dall’ accaduto”. Sono le parole che Andrea Mantovani, il papà del bimbo con sindrome di Down rifiutato dal centro estivo Ottavia di Roma perché “impreparati a gestire” situazioni di disabilità, ha scritto su Facebook. “Anche se non sono stati colpevoli in primis, sentono la responsabilità dell'accaduto”, commenta Andrea. “E questo gli ha fatto onore. Io, ripeto, non voglio colpire chi ha detto certe cose e le ha anche confermate. Ma voglio andare a fondo sulla cosa, per combattere ancora nel 2014 una mentalità distorta e discriminante. Io vorrei sapere chi o cosa ha spinto un professore delle medie, uomo impegnato nella borgata da oltre 30 anni anche con la scuola calcio giovanile, uomo educato e corretto con tutti ed esempio, ad arrivare a dire una cosa così. Io vorrei non colpevolizzare lui... non riesco a vederlo in questo modo... vorrei però estirpare da chi lo ha spinto questo mortifero pensiero”.

Dopo le tante reazioni indignate raccolte dal web, e dopo l’amarezza del referente del centro Ottavia per il “linciaggio morale” ricevuto, c’è spazio per commenti più pacati perfino sul web. Come quello di Cinzia Largher secondo la quale “solo attraverso l'attenzione e il coraggio di denunciare le grettezze e le barriere che impediscono ai nostri figli di poter crescere sviluppando tutte le loro potenzialità possiamo costruire una società libera e veramente democratica”. Sì, perché, come registrato anche dall’Anffas, il caso di Danilo rivela una realtà che è diffusissima, anzi è la più frequente, è la norma. I bambini disabili generalmente sono rifiutati dai centri estivi, privati o comunali che siano, spesso con l’alibi delle risorse. “Ma è una violazione della legge 67 e va sanzionata – argomenta il presidente di Anffas -. Le famiglie denuncino”. Quando sono accettati ai campus, l’operatore è a carico della famiglia e il costo può anche raddoppiare, passando da 110 a 220 euro a settimana. Alternativa, centri “dedicati” ai bambini e ragazzi disabili: una strada scelta da molte famiglie, dove però viene meno  l’esperienza dell’integrazione e del confronto tra bambini disabili e non.

Intanto anche persone delle istituzioni si sono interessate al caso di Danilo dopo la vasta eco sui media.  Il presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta, quando ha saputo dell’accaduto ha “invitato la famiglia all'inaugurazione della ciclabile di Monte Mario, perché incontrasse il sindaco Ignazio Marino: ed è con lui che abbiamo proposto ad Andrea di iscrivere il figlio, gratuitamente, in un centro sportivo municipale”. Sul caso è intervenuta anche la presidente della commissione capitolina Politiche sociali e della salute, Erica Battaglia: "Sono orgogliosa perché questa amministrazione ha saputo essere vicina a quella famiglia che ha dovuto reclamare il diritto alla socialità per un suo figlio con sindrome di Down. Un diritto che, ormai, dovrebbe costituire la norma, perché tutti i bambini hanno uguali diritti”. La deputata disabile Ileana Argentin in un tweet oggi scrive: “Io ho l’idea che il centro deve chiudere perché non si può essere attrezzati per alcuni bambini sì e per altri no”. E anche dalla Toscana il presidente della Regione Enrico Rossi ha postato la vicenda di Danilo sulla sua pagina Facebook commentando che “in questa vicenda di pericoloso c’è solo l’ignoranza”. (ep) 

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