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Nei parcheggi per disabili ci si può fermare: bocciato il dispositivo Tommy

Parere negativo del ministero dei Trasporti,che nega l’autorizzazione richiesta dal comando dei vigili del I municipio per la sperimentazione del “dissuasore”. Nicoletti: “Battaglia persa: troppo difficile per un disabile esigere diritti”

18 giugno 2014

ROMA – Il ministero per le Infrastrutture e i Trasporti dice no al dissuasore “Tommy”: sarà smontato domani, come da programma, il dispositivo installato sotto casa di Gianluca Nicoletti e di suo figlio Tommy, a cui l’iniziativa si è ispirata. Ma, diversamente da quanto si era programmato, la sperimentazione non continuerà, né potranno essere installati gli altri prototipi ideati da Aci Consult, in collaborazione con Insettopia, per denunciare e contrastare il malcostume dell’occupazione abusiva dei posteggi riservati ai disabili. E’ stato infatti emesso dal ministero e pubblicato su Quattroruote il parer negativo rispetto a questi dispositivi. La sosta non è consentita, ma la fermata sì, purché sia breve: questo il motivo principale del diniego, con cui il dicastero ha risposto alla richiesta di autorizzazione avanzata dal comando dei vigili del I municipio. “Trattandosi di aree destinate alla riserva di sosta – spiega il ministero - non sembrerebbe preclusa la possibilità, qualora non fossero occupate dal titolare, di essere utilizzate per una semplice manovra di fermata”.A questa motivazione, se ne aggiungono altre due: primo, il meccanismo sarebbe difficile da usare; secondo, si tratterebbe di una forma di occupazione di suolo pubblico. 

Deluso e indignato Gianluca Nicoletti: “Possibile che il diritto di un disabile sia così difficile da esigere? Perfino il suo parcheggio diventa oggetto di contesa, non ha diritto neanche a quei due metri quadrati: anzi, da domani non potremo chiamare neanche i vigili, quando troveremo il nostro posto occupato da qualcuno che si era fermato ‘solo cinque minuti’. E’ chiaro, manca la sensibilità, l’attitudine: un disabile non trova nessuno che appoggi una sua rivendicazione”. 

Questa del dispositivo, poi, voleva essere soprattutto una campagna di sensibilizzazione, per “richiamare l’ attenzione dei ‘distratti’ - precisa Nicoletti – i quali tranquillamente occupano gli stalli nominali assegnati ai disabili, per superficialità, per incuria, perché nessuno ha mai spiegato loro con sufficiente chiarezza e convincimento quale sia il diritto di un disabile ad avere delle facilitazioni che compensino i suoi problemi a muoversi per le città, come fa qualsiasi altra persona. La risposta istituzionale è desolante – ribadisce - perché in senso lato giustifica chiunque lasci la macchina impropriamente parcheggiata nelle strisce gialle”. 

Il “cancelletto” istallato in via sperimentale, peraltro, “sarebbe stato solo il primo prototipo –chiarisce Nicoletti - necessario per richiamare attenzione a una campagna soprattutto. Il ‘dissuasore’ definitivo, che era stato progettato come una colonnina tecnologica,  non avrebbe avuto una funzione di ‘barriera’, ma di segnalazione dell’abuso tramite un sensore collegato al permesso individuale del disabile. Una risposta burocratica sicuramente corretta ai termini del regolamento – riconosce Nicoletti - ma che rivela un vuoto normativo enorme. Impossibile considerarsi un paese civile e fingere che non esista il problema della totale mancanza di senso civico nei confronti del disabile che ha diritto di circolare. Il legislatore dovrebbe tenere conto che il livello di sensibilità verso i disabili si è evoluto enormemente da quando queste regole sono state emanate”.

In conclusione, “considero quella sui parcheggi una battaglia culturale al momento persa e mi dispiace. Altri comuni avevano già chiesto di entrare a far parte del progetto, tantissimi disabili avevano scritto sentendo per la prima volta che qualcuno si era accorto della quotidiana frustrazione di dover reclamare un loro sacrosanto diritto. Pazienza, torneremo a discutere con tanti bravi signori e signore che ci diranno che avevano fretta, che avevano da fare, che si erano fermati solo un momento, che alla fine il disabile forse sarebbe meglio che il disabile se ne stesse a casa. Non potremo nemmeno protestare, possono farlo tranquillamente:  il ministero ha dato loro ragione”. (cl)

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