:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

In primo piano:
European drug report 2016

31/05/2016

Stampa Stampa

“Breading”: l’app che salva il pane invenduto dal cestino dei rifiuti

Un team di ragazzi under 30 presenta una nuova piattaforma digitale non profit che consente la distribuzione alle associazioni di volontariato di grossi quantitativi che normalmente vengono gettati via

01 luglio 2014

ROMA - Per non cestinare i grossi quantitativi di pane che ogni giorno resta invenduto, da oggi c’è Breading, applicazione accessibile da smartphone e desktop. Breading è stata progettata in poche ore, a Milano, da un team di giovani under 30, che ha già conquistato la giuria della Start Cup Live 2014, ottenendo il primo premio, e che si prepara a partecipare, a ottobre prossimo, al Pioneer Festival - tra le più importanti competizioni del settore - a Vienna.

Il progetto, presentato al Viceministro delle politiche agricole e forestali, Andrea Olivero, parte da un dato emergenziale importante: ogni giorno sono 13. 000 i quintali di pane cestinato, a Roma e a Milano, a fronte però delle milioni di richieste ad  associazioni di volontariato, da parte di chi non può permettersi l’ accesso a un pasto. “Pane quotidiano” è una di queste associazioni, che a Milano, si occupa di distribuire pane, pasta e affini e che, negli ultimi anni, denuncia l’aumento graduale di persone “comuni”, che vivono lo stesso disagio alimentare. E  proprio in questo vuoto, creato dalla crisi economica, che si inserisce la app Breading, rivolta alle associazioni, che sempre più stentano a trovare i mezzi necessari, e quindi direttamente a chi ha bisogno di un sostegno esterno. Ad avere parte attiva in questo disegno sociale, i panettieri. Sono loro infatti che forniranno i quantitativi di pane da distribuire alle associazioni. box

Ma come funzione Breading? Il panettiere, a fine giornata, resosi conto delle quantità che resteranno invendute, invia un alert oppure un sms (soluzione utile per chi non fosse in possesso di uno smartphone o di un pc) alle associazioni. Aspetto fondamentale, che non è stato trascurato, è quello della prossimità. Le associazioni infatti, ricevuto l’alert,  potranno recarsi dal panettiere più vicino, anche a piedi. L’obiettivo è quello di garantire benefici a tutti i personaggi della filiera: alle associazioni, agli utenti e anche ai panettieri, sebbene questi non godano di vantaggi evidenti. “Si tratta comunque di soggetti privati, che hanno dei propri esercizi commerciali. Per questo bisognerebbe pensare a remunerarli in qualche modo”- queste le parole del viceministro Oliviero, che si dice entusiasta dell’iniziativa. “Il progetto rientra in modo coerente nella riforma alimentare che il Ministero sta portando avanti. Il tema del 'fresco', che pone molte problematiche, in particolare, per l’affitto di magazzini in cui conservare gli alimenti di questo genere, è al centro delle nostre discussioni, da mesi”. Oliviero però non tralascia le parti oscure della app, che rigurardano in particolare i rapporti con gli enti locali, che dovrebbero avere un ruolo importante per permetterne il giusto funzionamento.

L’idea che verrà prossimamente sviluppata dai ragazzi, infatti, sarà quella di distribuire il pane che non viene ritirato dalle associazioni, anche il giorno dopo, ai canili, ad esempio. Questo tipo di filiera però sarà sotto la responsabilità delle Asl territoriali, quindi, competerà alle amministrazioni locali innanzitutto, garantire il principio di coesione sociale, che è alla base della app. “Le difficoltà sono legate ai singoli territori e alle associazioni. Bisogna fare in modo che ci sia una linearità nel progetto e, quindi, trovare il modo più arguto per convincere le associazioni a passare attraverso la app, così come i panettieri a rendersi rintracciabili”.

La portata di questo progetto sembra essere non solo sociale, ma anche ambientale: non sono da sottovalutare i vantaggi economici a cui si andrebbe incontro, nel momento in cui, chili di rifuti alimentari sarebbero consumati e non depositati. È qui che si rintraccia la valenza culturale della app, che spinge le persone a ripensare il tema dei consumi e degli sprechi, il cosiddetto food waste.

Pronto a partire il progetto pilota a Milano e a Bergamo, tra un paio di settimane si potranno visionare concretamente i risultati di questo nuovo esperimento di cooperazione sociale e solidale. A settembre sarà inoltre previsto un tavolo con le associazioni del Terzo settore che, secondo Olivero, accoglieranno l’iniziativa in modo sicuramente positivo: “ Bisognerà sottoporre il progetto alla Caritas o al Banco alimentare, tra le tante associazioni, che collaborano con il Ministero da anni oramai per affrontare il disagio alimentare di questi anni”. Ma non solo terzo settore. Il viceministro ha anche suggerito di proporre la app al comune di Milano per Expo2015. (Maria Panariello)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa