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Equo compenso per i giornalisti precari: 250 euro al mese. La Fnsi si spacca

I free lance contro il sindacato: Lazio, Toscana e Emilia-Romagna contestano la firma dei dirigenti nazionali: la somma prevista dalla legge diminuirebbe con l’aumentare degli articoli. L’8 luglio la manifestazione StopFnsi: “Hanno svenduto i lavoratori agli editori”

02 luglio 2014

ROMA – Giornalisti in rivolta contro il loro sindacato, la Federazione nazionale della stampa, dopo la firma con gli editori del nuovo contratto e di un accordo per il lavoro autonomo. Intesa recepita all’interno di una delibera firmata dal sottosegretario all’Editoria Luca Lotti che stabilisce in 250 euro al mese, 20 euro ad articolo, la paga “equa” di un collaboratore precario, ma con l’aumentare degli articoli prodotti il compenso diminuisce. La Fnsi, il sindacato unico dei giornalisti italiani si spacca. L’Associazione stampa romana, tra le più potenti e numerose per il numero di testate presenti nel Lazio, ha espresso una posizione fermamente contraria agli accordi sottoscritti dai dirigenti nazionali. E il 5 luglio si terrà un’assemblea nazionale a Roma, in cui tra le righe già si parla di “rifare un sindacato” perché non ce n’è più uno che tuteli la categoria.

box Sui social network, con lo slogan e l’hashtag #StopFnsi, giornalisti da tutta Italia si sono dati appuntamento per una protesta in strada, l’8 luglio a Roma in Corso Vittorio Emanuele, davanti alla sede nazionale del sindacato, per la prima volta nella storia dell’Fnsi. Numerose le azioni in corso per sconfessare gli accordi sottoscritti dal “gruppo ristretto” della dirigenza sindacale. Un’interpellanza parlamentare, la minaccia di azioni giudiziarie, diffide e ricorsi al Tar e un appello a un referendum sul pacchetto di accordi, da tenersi nelle redazioni e nelle sedi delle associazioni regionali, cui hanno già aderito anche diversi big del giornalismo come Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Fiorenza Sarzanini e Marco Imarisio.

L’attuale dirigenza dell’Fnsi, rappresentata dal segretario Franco Siddi e dal presidente Giovanni Rossi, viene accusata, dai precari e dai lavoratori autonomi in particolare, di avere “svenduto” i giornalisti agli editori. Duri attacchi in questa direzione si sono registrati oggi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione di un’interpellanza parlamentare da parte di Adriano Zaccagnini. Il deputato ex M5S e ora del gruppo misto chiede il ritiro della delibera nata dall’accordo tra il sindacato dei giornalisti e gli editori, perché anticostituzionale e contraria ai principi della legge sull’equo compenso.

“Il primo nemico dei colleghi oggi non è il sindacato, del quale c’è un estremo bisogno, ma l’attuale gruppo dirigente della Fnsi, che, per ragioni che non riesco a capire, ha fatto qualcosa che con la tutela dei giornalisti non ha nulla a che vedere”, ha detto il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Enzo Iacopino, secondo cui “è un grave errore la contrapposizione fra garantiti e non”. Iacopino ha però rivolto un apprezzamento al sindacato locale, l’Associazione stampa romana (Asr) per la posizione presa e ha riferito che sulla stessa linea si trovano anche le associazioni di stampa della Toscana e dell’Emilia Romagna.

Il segretario dell’Asr Paolo Butturini ha definito “inaccettabile, non solo per le cifre” l’accordo sull’equo compenso che fissa tariffari ‘equi’ di 6 euro a lancio di agenzia, maggiorati del 50% se si fornisce anche un video. “È un testo degli anni Settanta che non interpreta il mondo multimediale, in cui la collaborazione non è quantificabile in battute – ha detto - Questa è un’occasione buttata al vento, e tre anni nell’era digitale sono un altro mondo (riferendosi alla durata dell’accordo), speriamo che fra tre anni ci siano ancora i giornalisti”. Secondo Butturini, “l’accordo sul lavoro autonomo è sbagliato, perché nella legge sull’equo compenso c’è scritto esplicitamente che il parametro da considerare per i lavoratori autonomi è il contratto collettivo nazionale di lavoro e questo non è stato fatto”.

Sul piede di guerra anche molti comitati di redazione, le unità sindacali all’interno delle singole testate. “Sono sotto ricatto non solo i freelance, ma tutti i giornalisti e la democrazia – ha detto Pierangelo Maurizio del Comitato di redazione del Tg5 - Quello che è stato firmato non ha a che vedere con la tutela, 250 euro al mese: di cosa parliamo? La parola giusta è scambio, la nostra pelle in cambio di 120 milioni di fondi per l’editoria”. Paolo Barbieri, del Cdr di Tmnews, ha rincarato la dose: “un sindacato che fa un contratto clandestino è in grande difficoltà con la sua categoria”.

L’opposizione al contratto e al tariffario sul lavoro autonomo ha compattato un vasto fronte eterogeneo anti-Fnsi, che comprende anche molti precari e freelance, presenti anche in conferenza stampa. “Con queste cifre il giornalismo sarà solo per dilettanti e pensiamo ci siano anche molte irregolarità nella delibera approvata rispetto a quanto dice la legge sull’equo compenso” ha spiegato Maria Giovanna Faiella, rappresentante freelance in commissione nazionale contratto dell’Fnsi.

“La motivazione politica di Lotti è che si tratta di un ‘inizio’, ma perché iniziare con una porcata? – chiede Giuseppe Manzo, uno dei promotori di StopFnsi. “L’accordo raggiunto sull’equo compenso degli autonomi è stato lo scambio nella trattativa sul contratto dei dipendenti – ha continuato - serve ad allargare nei prossimi tre anni la platea dei giornalisti sfruttati, l’8 luglio il primo luogo di protesta sarà l’Fnsi, perché c’è un problema di rappresentanza, di un ‘manipolo’ che decide di notte, con questo atto il sindacato unico è solo un problema”. (Raffaella Cosentino)

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Tag: diritti umani

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