:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Mauro e Marta sposi ma senza casa: “Nessuno affitta a persone down”

Al ritorno dal viaggio di nozze la coppia non potrà vivere nella struttura che li ha accolti finora e sul mercato privato non si trovano case in affitto. Aipd: “Poche le esperienze positive di vita autonoma, sull’abitare servono soluzioni creative”. E chiede di facilitare l’affitto degli immobili di enti e istituzioni

18 luglio 2014

ROMA – Quando torneranno dal viaggio di nozze, non sanno ancora dove potranno disfare le valigie: la casa famiglia dove hanno vissuto fino a qualche settimana non ha più possibilità di ospitarli e trovare soluzioni sul mercato privato è molto difficile perché “molti padroni di casa rifiutano di affittare quando sanno che nella casa vivranno persone con disabilità”. Inizia con un problema non secondario la vita matrimoniale di Mauro e Marta, le due persone con sindrome di Down che dopo dieci anni di fidanzamento e due di convivenza hanno celebrato due settimane fa le loro nozze. Partiti per il viaggio di nozze, ad oggi non hanno un posto dove andare a stare insieme al loro ritorno e così i rispettivi genitori, insieme all’Associazione italiana persone down (Aipd), raccontando i fatti sottolineano la difficoltà che non solo Mauro e Marta, ma anche molte persone con sindrome di Down si trovano davanti quando scelgono di vivere una vita autonoma. E mettendo in risalto che non esiste solo il tema del “dopo di noi” ma anche quello del “durante di noi”, auspicano che si possa arrivare ad un più facile accesso all’affitto degli edifici di enti e istituzioni.

box Mauro e Marta, dopo il viaggio di nozze e le vacanze, torneranno a Roma a settembre: la struttura dove hanno vissuto finora (Casa Petunia, una casa famiglia a bassa assistenza in cui l’unico operatore passava una sola volta al giorno, nel pomeriggio, per aiutare i quattro ospiti nell’organizzazione domestica e nella risoluzione di eventuali piccoli conflitti interni alla casa) è stata costretta per motivi di sostenibilità economica – fa sapere l’Aipd - a rielaborare il proprio progetto senza al contempo poter garantire una continuità nell'immediato futuro. I due sposi sono molto autonomi – viene spiegato – ma forse hanno ancora bisogno di un aiuto per la gestione degli imprevisti e di un po’ di supervisione.

L’Aipd fa notare che quando si pensa a strutture per la vita adulta di persone con disabilità intellettiva si pensa solo e ancora in modo insufficiente a chi è rimasto senza famiglia: pertanto spesso le risposte ad esigenze come quelle dei due sposi sono solo private e con alti costi. Anche quando sono associazioni e fondazioni ad avviare risposte innovative, il primo ostacolo – viene chiarito - è il reperimento degli alloggi e quando ci si rivolge al mercato privato molti padroni di casa rifiutano di affittare quando sanno che nella casa vivranno persone con disabilità. Se in alcune realtà si possono raccontare esperienze positive su alloggi resi disponibili da Asl o istituti per le case popolari (come ad esempio nelle sezioni Aipd di Pisa e Venezia, dove sono attivi percorsi di preparazione alla vita indipendente), queste sono però solo esperienze isolate.

Ecco allora l’auspicio espresso dall’Aipd: una maggiore disponibilità di case a costo agevolato o anche semplicemente un più facile accesso a queste nel patrimonio di Istituzioni ed enti potrebbe permettere oggi a molte più coppie di fare il grande passo che a luglio hanno fatto Mauro e Marta. Questo punto è sottolineato con forza dai genitori di Marta: “Non stiamo chiedendo un servizio gratuito da parte delle istituzioni – spiega la mamma – ma ci piacerebbe che i nostri figli trovassero una casa che abbia spese sostenibili per i loro stipendi e il loro stile di vita”.

In effetti, viene spiegato, in un momento in cui le risorse per i servizi sociali sono sempre più esigue investire oggi sull’autonomia possibile di molti giovani e adulti con disabilità intellettiva vuol dire domani non dover ricorrere per loro a strutture assistenziali quando i genitori non ci saranno più, con un grande risparmio per la collettività. “Forse non tutti sanno – spiega Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell'Associazione italiana persone down - che oggi in Italia il 60% delle persone con sindrome di Down ha già superato i 18 anni: il tema dell’abitare è un tema che ci interroga con urgenza e che possiamo affrontare solo con creatività, individuando soluzioni con e per le persone con sindrome Down, integrando professionisti e volontariato, valorizzando tutte le risorse possibili. Ci piacerebbe che qualche ente cominciasse a dare il buon esempio uscendo allo scoperto e mettendo a disposizione una casa per Mauro e Marta”.

Le nozze. Mauro e Marta, fidanzati dal 2004, si sono sposati domenica 6 luglio a Roma e il loro è stato uno dei primi in Italia fra due persone con sindrome di Down. Quasi trent’anni lei con un lavoro da segretaria, quasi quaranta lui con un lavoro da impiegato alla Asl, avevano raccontato la loro esperienza qualche giorno prima delle nozze in un video pubblicato dall’Aipd. “A casa mia – aveva detto lui - l'hanno presa tutti tranquillamente, anche mio padre che è all'antica”. “I miei sono rimasti spiazzati, non si aspettavano che la figlia più piccola si sposasse ora”, confidava lei. Dalle loro parole traspariva una grande dose di consapevolezza: “Con Mauro – affermava Marta - ho capito che cosa vuol dire amare: prima non l’avevo capito e quindi avevo paura di amare. La mia prima famiglia sono i miei ma ora la mia famiglia è quella che sto per creare, la mia famiglia è lui”. “L’aiuto familiare – spiegava a sua volta Mauro – è una cosa importante, anzitutto quella dei miei genitori e di fratelli e sorelle: col tempo ho costruito altre famiglie, l’associazione, la fondazione, ho conosciuto la famiglia di Marta. Ma la più grande gioia, una gioia immensa, ed è per questo che mi sono dichiarato a lei, è che adesso sto per creare il mio nucleo familiare, e io darò molta priorità a questa cosa bella che mi sta capitando”. (ska)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa