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Dalle illusioni alla strada: la tratta dei baby calciatori

Tante le storie raccolte dalla rivista Scarp de’tenis che, in tempo di mondiali, fa il punto della situazione sulla tratta dei piccoli aspiranti calciatori e su come vengano facilmente aggirate le norme internazionali che vietano i trasferimenti di minori

20 luglio 2014

ROMA - Collins ha lasciato la Nigeria ancora minorenne, ma il suo viaggio della speranza non l’ha fatto su un barcone, bensì su un aereo di linea che l’avrebbe dovuto condurre verso un radioso futuro economico e sportivo: sarebbe diventato un calciatore affermato e avrebbe ripagato tutti i sacrifici fatti dai suoi genitori. È partito carico di aspettative e di responsabilità, ma una volta giunto in Italia, è prima finito sulla strada e poi in un centro di accoglienza. Nonostante tutto il pallone non lo ha mai mollato, ma il suo sogno ha avuto un amaro epilogo. Quella di Collins è solamente una delle tante storie raccolte nell’ultima inchiesta di Scarp de’tenis che, in tempo di mondiali, fa il punto della situazione sulla tratta dei piccoli aspiranti calciatori e su come vengano facilmente aggirate le norme internazionali che vietano i trasferimenti di minori.

Nessuno sa con esattezza quanti siano dal momento che, se alcune storie finiscono bene, migliaia sono i giovani di cui ogni anno si perdono le tracce, finendo nella pletora degli invisibili. Approdano in Europa da Africa e Sudamerica secondo un copione che si ripete: il desiderio di cambiare il proprio futuro e quello della propria famiglia;  l’incontro, attraverso i social network o i siti di scouting, dove i giocatori stessi caricano i video delle loro performance, con una rete di mediatori e agenti che si incaricano di organizzare il viaggio, spesso millantando di lavorare per un grande club; l’ingresso con un semplice visto turistico nel Paese e il successivo sequestro del passaporto, che trasforma di colpo gli aspiranti calciatori in clandestini che, per la maggior parte delle volte non fanno più ritorno a casa.

Le truffe possono arrivare fino a 3 mila dollari:  “Tanti soldi, per una famiglia italiana. Un’enormità, per chi sta nelle fasce più povere della popolazione di molti paesi africani. Eppure il mercato è fiorente. In contesti di indigenza, il calcio è visto come un mezzo di riscatto, i giovani talenti sono considerati investimenti dai rendimenti potenzialmente altissimi e i viaggi all’estero occasioni da non lasciarsi scappare. A qualsiasi prezzo”.

Da anni Culture Foot Solidaire, ong con sede a Parigi, fondata da Jean-Claude Mbvoumin, lavora per porre un freno e fornire un sostegno ai tanti aspiranti calciatori del suo continente, perduti alla ricerca del sogno. Ma anche in Italia sono nate tante iniziative volte a garantire un futuro a questi bambini, come gli Inter Campus, attivi dal 1997 in 21 nazioni del mondo, che si prefiggono di impostare, grazie alla collaborazione con strutture operanti, un lavoro pedagogico tramite la forza aggregante del calcio. (Chiara Donati)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Scarp de tenis, Tratta, Immigrati, Minori

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