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31/05/2016

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Volontariato? Roba da ricchi. Chi è agiato si impegna tre volte di più

Lo rivela un report dell’Istat, realizzato in collaborazione con Csvnet e fondazione Volontariato e partecipazione. Forte correlazione anche tra lavoro volontario e livello di istruzione: impegno massimo tra i laureati (22 per cento)

23 luglio 2014

ROMA – Che siano i più ricchi a dedicarsi alla beneficienza ormai non è più un cliché. La conferma che il volontariato non è un’attività per persone povere arriva oggi anche dall'Istituto di statistica. Secondo un report diffuso dall’Istat, infatti, i componenti di famiglie ricche svolgono attività volontarie quasi due volte e mezzo di più di coloro che vivono in famiglie con risorse economiche insufficienti. Secondo l’indagine realizzata con la collaborazione di Csvnet e fondazione Volontariato e partecipazione sulla quantificazione del lavoro volontario in Italia. Nello studio, il tasso di volontariato totale risulta, infatti, massimo (23,4 per cento) tra i componenti di famiglie che si sono definite agiate, mentre scende al 14,6 per cento tra coloro che fanno parte di famiglie con risorse economiche adeguate e si attesta al 10,7 per cento tra chi ha risorse economiche scarse. Il minimo si raggiunge, infine, tra coloro che hanno risorse assolutamente insufficienti (9,7%).

box Forte correlazione tra lavoro volontario e livello di  istruzione. Così come per le disponibilità economiche, l’indagine rivela una relazione diretta anche tra l’impegno volontario e il titolo di studio. La percentuale di chi presta attività gratuite per la comunità cresce quanto più questo è elevato. Il tasso di volontariato totale è minimo tra coloro che hanno la licenza elementare o nessun titolo (6,1 per cento) cresce in modo pressoché lineare al crescere del titolo di studio ed è massimo tra i laureati (22,1 per cento). Per quanto riguarda la condizione occupazionale di chi presta attività volontarie, i più attivi risultano gli occupati (14,8 per cento) e gli studenti (12,9 per cento). Tra questi ultimi, in particolare, il tasso di volontariato organizzato raggiunge il massimo (9,5 per cento) mentre il tasso di volontariato individuale risulta il minimo (4,3 per cento).

Il report dell’Istat rivela inoltre che nel volontariato gli uomini sono più attivi delle donne (13,3 per cento contro 11,9 per cento). Un divario dovuto, però, unicamente ad una più consistente presenza di uomini nel volontariato organizzato (8,8 per cento contro 7 per cento). Non si registrano, invece, significative differenze di genere nel tasso di volontariato individuale. La percentuale di volontari è maggiore nelle classi di età centrali della popolazione. Il tasso di volontariato totale cresce con l’età, sino a toccare il massimo nella classe 55-64 anni (15,9 per cento), per poi scendere dopo i 65 anni. Il tasso di volontariato totale della classe dei 65-74enni (13,1 per cento) è comunque superiore al valore medio nazionale e vicino a quello dei 35-44enni (13,7 per cento). (ec)

 Tutti i dati del report di Istat, Csvnet e fondazione Volontariato e partecipazione su Rs Agenzia giornalistica.

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Tag: Istat, Volontariato

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