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"Raccontiamo noi l'inclusione": paure e progetti di genitori di ragazzi disabili

Dall’esperienza di un gruppo di auto mutuo aiuto di famiglie con disabilità, nasce il volume del Gruppo solidarietà, appena pubblicato da Castelpiano. Contiene le testimonianze di persone disabili e di famigliari, accompagnate da riflessioni di studiosi

11 agosto 2014

ROMA – Cosa significa inclusione? E cosa significa, soprattutto, viverla? Un gruppo di genitori di persone disabili prende la parola e prova a raccontarla. “Raccontiamo noi l’inclusione. Storie di disabilità” è il volume che raccoglie questi racconti, edito da Castelpiano e appena pubblicato. Le testimonianze dirette sono accompagnate dalle riflessioni di Andrea Canevaro, Roberto Mancini e Mario Paolini. La trama è quella di un gruppo di auto mutuo aiuto, all’interno del quale si scambiano esperienze e si confrontano pensieri, paure, progetti. “Il volume è il risultato di un progetto che avevamo da tempo – scrive nell’introduzione Gloria Gagliardini - Personalmente avevo la curiosità di conoscere le persone in modo più autentico, più vivo, mettermi in ascolto delle loro storie e capire, indagare, conoscere chi realmente abbiamo attorno e come vivono quella che noi chiamiamo ‘inclusione’. Un’esigenza di spegnere per un attimo le nostre interpretazioni della realtà – scrive ancora Gagliardini - e dare spazio a ciò che mancava: il loro punto di vista, la loro verità”. E’ su questa base che è nato, nel 2008, presso la sede del Gruppo Solidarietà, il gruppo di genitori di persone con disabilità in auto mutuo aiuto.
 
“Di questo porci in ascolto delle vite ho sempre pensato che fosse importante fare memoria e documentare – riferisce Gagliardini - Sono seguiti poi corsi per familiari anche sulla scrittura di sé e da lì credo di essermi convinta del valore delle storie quando si trasformano in racconto per gli altri: tutte portano con sé qualcosa di misterioso, di grande, da scoprire anche nelle situazioni più complicate. Spesso è stata l’occasione per passare anche un pomeriggio in quella casa, con quei profumi, con quel determinato clima che parla ancor prima delle parole. Le persone che abbiamo intervistato sono persone con disabilità motoria e intellettiva che conosciamo bene, amici che con noi e con la nostra storia si sono fortemente intrecciati. Poi ci sono le testimonianze dei familiari: persone – alcune – conosciute dal Gruppo da 30 anni, altri che abbiamo conosciuto dopo, grazie a un intreccio di altre relazioni. Insomma storie a noi vicine, persone con e grazie alle quali anche noi cresciamo”. 

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