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Rimini, si consuma alcol in età sempre più precoce. Il comune si attrezza

Ricerca condotta dall'Ausl sulle dipendenze. Nel biennio 2012-2013 si contano 166 accessi al Pronto soccorso da parte di giovani dai 14 ai 25 anni per problematiche correlate all'alcol. Nel 2013 incremento del 13,8% (rispetto al 2009) le prestazioni di servizi

21 agosto 2014

RIMINI - Il consumo di alcol è diminuito nella popolazione generale, ma non tra i giovani. Anzi, si è anticipata l'età di inizio del consumo. A lanciare l'allarme è il Comune di Rimini, che si basa su una ricerca condotta dall'Ausl sulle dipendenze. Nel biennio 2012-2013 si contano 166 accessi al Pronto soccorso da parte di giovani dai 14 ai 25 anni per problematiche correlate all'alcol. Per la precisione 117 maschi e 49 femmine, soprattutto nella fascia tra i 18 e i 21 anni. Solo il 3% presentava un grado di grave intossicazione da ricovero, mentre il restante 97% ha superato i problemi una volta smaltito l'effetto dell'alcol. Il dato però "impone una seria riflessione sulle motivazioni e le conseguenze sociali di questa pratica così pericolosa ma purtroppo sempre più diffusa", afferma il comune. Il consumo di alcol tra i giovani "non avviene in famiglia durante i pasti, come nella maggior parte degli altri soggetti che abusano di alcol - si ragiona a Palazzo Garampi - ma col gruppo amicale soprattutto nel fine settimana e con modalità definite di 'binge drinking'". Si tratta cioè di "vere e proprie abbuffate di bevande alcoliche, in cui cinque o più unità di alcol vengono consumate in un breve lasso di tempo, con esiti ovviamente devastanti per la salute che portano sempre più spesso fino al ricovero ospedaliero".
L'obiettivo di questo modo di bere, secondo gli esperti, "è ''divertirsi'' nel senso etimologico del termine, cioè allontanarsi dalle preoccupazioni". I pericoli maggiori sono ovviamente legati alla guida, all'aumento della violenza, a "comportamenti sessuali a rischio" e alla forte tossicità presente nel sangue. Ma il pericolo è legato anche al fatto che "i giovani non vivono questo consumo come problematico ma come un divertimento".

box In generale, l''Ausl di Rimini registra un quadro di "relativa riduzione o stabilizzazione degli accessi ai diversi servizi di dipendenza": si passa cioè dalle 2.902 persone del 2009 alle 2.515 del 2013, con un calo dell'1,8%. Allo stesso tempo, però, appare "in controtendenza" il dato di chi ha problemi con l'alcol: nel corso del 2013 sono state ben 697 le prestazioni dei servizi, con un incremento del 13,8% rispetto al 2009 (617 soggetti). In particolare, i dipendenti da alcol in carico sono passati dai 389 del 2009 ai 425 del 2013, con un aumento del 9,2%.
"Proprio a partire dalla consapevolezza dei dati e dell'incidenza sul nostro territorio di questa problematica - commenta la vicesindaco Gloria Lisi - sono stati negli ultimi anni diversi i progetti messi in campo con Ausl, istituzioni, Forze dell'ordine e Scuola, con migliaia di studenti coinvolti". Si tratta di un "impegno di grande portata", ma "non è ancora sufficiente - afferma Lisi - avendo a che fare con una problematica generalizzata e profonda. Un ruolo fondamentale lo gioca ancora il contesto familiare, l'educazione al consumo di alcol parte dalla quotidianità". Anche sul coinvolgimento dei genitori sono già attivi alcuni progetti, afferma il comune. "La fascia di età coinvolta è principalmente quella delle superiori- spiega la vicesindaco- ma visto il progressivo abbassamento dell'età di chi abusa di alcol, potrebbe essere interessante prevedere anche interventi di informativa ed educazione già dalle scuole medie". Oltre all'educazione, "intensificheremo i controlli della Polizia municipale", avverte Lisi, perché è anche l'aspetto della sicurezza "a fungere da deterrente. Il cambiamento però passa anche da un diverso approccio culturale al consumo di alcolici che deve vedere coinvolta la comunità intera".

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Tag: Alcolismo, giovani

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