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Zimbabwe, crisi sanitaria senza fine. Ma per l’aids la situazione migliora

A causa del tracollo economico in cui continua a sprofondare il paese africano (da cui si ritirano sempre più donatori) moltissimi muoiono per malattie curabili e prevenibili. Calate però del 33% in 8 anni le infezioni da Hiv

29 agosto 2014

In esclusiva da News from Africa

NAIROBI – Della crisi economica in cui lo Zimbabwe continua a sprofondare risente in particolare il settore sanitario del paese: il governo è incapace di salvaguardare la salute dei propri cittadini, le comunità povere ed emarginate sono le più colpite e moltissimi continuano a morire di malattie curabili e prevenibili.
Il tasso crescente di disoccupazione fa sì che il governo non riesca a raccogliere tasse a sufficienza per finanziare strutture di base come gli ospedali e altre istituzioni sanitarie. Di conseguenza, qualsiasi fetta del bilancio pubblico venga assegnata alla sanità, non è mai abbastanza. La situazione è aggravata dal fatto che il paese fa molto affidamento sulle donazioni esterne, alcune delle quali sono state ritirate per via delle politiche dittatoriali del presidente Robert Mugabe. "Dipendiamo profondamente dagli aiuti esterni, e ogni ritiro significa che la popolazione non può più avere accesso ad alcuni servizi", dice un ufficiale del governo che non vuole essere menzionato: "Dovremmo abbandonare questa ‘cultura della dipendenza’ perché i benefattori non possono darci tutto".

Intanto i pazienti muoiono di malattie che potrebbero essere facilmente curate o prevenute. Secondo Regina Smith, presidente dell'associazione degli infermieri dello Zimbabwe, il personale degli ospedali non è all'altezza. Tantissimi infermieri qualificati restano senza lavoro per colpa del blocco delle assunzioni attuato dal governo, incapace di elargire stipendi. Il vice-ministro della salute ha però promesso che presto il governo riaprirà le assunzioni degli infermieri. "Dobbiamo soltanto trovare i soldi per pagare gli infermieri. La loro assistenza è fondamentale e abbiamo investito molto nella loro preparazione".

Gli ospedali statali inoltre devono fare i conti con i tagli ai medicinali: molti pazienti che si recano nelle strutture vengono rispediti a casa oppure viene chiesto loro di provvedere da soli ai farmaci, cosa che pochissimi in Zimbabwe possono permettersi.
Nonostante tutto, alcune statistiche evidenziano dei successi. In un nuovo rapporto dell'Unaids si legge che fra il 2005 e il 2013 lo Zimbabwe ha ridotto il numero delle infezioni di HIV del 34%, sebbene il paese conti ancora il 3% delle infezioni mondiali. Invece secondo il rapporto 2014 dello Zimbabwe AIDS Response il 77% degli adulti e il 46% dei bambini che necessitavano di cure antiretrovirali le hanno ricevute entro la fine del 2013.

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