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Suicidi, "rischio doppio in adolescenti gay". Il peso di bullismo e famiglia

A lanciare l’allarme Vittorio Lingiardi dell’università La Sapienza di Roma, durante il convegno internazionale di due giorni, organizzato per la Giornata mondiale del suicidio. Tre i fattori di rischio principali: l’omofobia interiorizzata, il basso supporto sociale e il coming out precoce

11 settembre 2014

boxROMA -  Gli adolescenti gay, lesbiche, bisessuali o con orientamento sessuale non definito, hanno una propensione maggiore al suicidio, rispetto ai coetanei eterossessuali: il rischio di compiere gesti estremi in questi casi, infatti, è doppio e in alcuni casi, come nei bisessuali, quasi triplicato. A incidere in particolar modo sono gli atti di bullismo di cui sono spesso vittima questi ragazzi, ma anche i conflitti intrafamiliari, in particolare quando la famiglia ostacola o non accetta che il figlio sia gay. A lanciare l’allarme sul fenomeno è Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore ordinario di Medicina e psicologia, presso l’università La Sapienza di Roma, durante il convegno internazionale di due giorni, organizzato all’ospedale Sant’Andrea di Roma in occasione della Giornata mondiale del suicidio.

Nella sua relazione Lingiardi facendo riferimento a diversi studi internazionali sottolinea come ci sia un legame forte tra rischio suicidario e appartenenza a una minoranza sessuale. In particolare, secondo un’analisi  condotta nel 2011 negli Stati Uniti  l’orientamento sessuale aumenta di quasi 3 volte la propensione al suicidio ( si manifesta nel 28 per cento dei casi in persone omosessuali contro il 12 per cento degli eterosessuali). Tre i fattori di rischio principali: l’ omofobia interiorizzata, il basso supporto sociale e il coming out precoce (in preadolescenza). Inoltre, secondo uno studio dell’American academy of pediatrics, il rischio di commettere tentativi suicidari è risultato 8,4 volte più alto nei giovani adulti lgbt (21-25 anni) che riportano alti livelli di rifiuto familiare. Lo stesso vale anche in Italia, secondo un’indagine realizzata dal team di ricercatori della Sapienza di Roma (Baiocco et al., 2014) su circa duemila giovani adulti italiani. Secondo la ricerca  il 30 per cento delle persone gay e lesbiche ha una moderata ideazione suicidaria ( contro il  16 per cento degli eterosessuali), ma nel 3 per cento dei casi l’ideazione è severa contro l’1 per cento degli etero. “In sintesi – spiega Lingiardi-. L’orientamento sessuale raddoppia e in qualche caso, come nei bisessuali, triplica  la probabilità di ideazione suicidaria.  Dopo la depressione, l’orientamento sessuale è infatti il predittore più forte di ideazione. A incidere è anche il bullismo scolastico e il ruolo dello stigma sociale interiorizzato, specialmente quando c’è un rifiuto da parte della famiglia”.

Ma cosa si può fare per contrastare il fenomeno? “E’ necessario fare un discorso a due livelli – spiega ancora Lingiardi-.  La cosa più importante è contribuire al cambiamento culturale sull’orientamento sessuale nel nostro paese. Da questo punto di vista gli interventi politici e giuridici sono molto importanti. In Italia la legge prevede delle discriminazioni continue verso persone omosessuali, manca un riconoscimento giuridico delle coppie gay e non c’è una legge sull’omofobia. C’è quindi uno stigma innanzitutto dello Stato –conclude - . Sappiamo, invece, che in paesi dove è cambiata l’organizzazione giuridica sull’omosessualità si è ridotta la dimensione di malessere psicologico delle persone omosessuali. Poi va fatto un discorso scientifico- culturale dal basso: da questo punto di vista è fondamentale un’adeguata formazione del personale scolastico sul tema, coinvolgendo psichiatri e psicologi.  La scuola è, infatti, il primo luogo in cui intervenire per contrastare il bullismo ma anche intercettare i segnali di malessere dei ragazzi”. (ec)

 

 

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Tag: giornata mondiale del suicidio, Suicidio, Gay, Omosessualità

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