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La riforma della chiesa secondo don Albanesi, tra il carisma del papa e le parole del vangelo

Con un linguaggio anticuriale e autenticamente evangelico il canonista delinea senza falsa modestia una nuova strada: modificare la struttura piramidale e “maschilista” della compagine ecclesiale, senza contrapposizione tra teoria e vita quotidiana

17 settembre 2014

Foto Stefano Dal Pozzolo
Vinicio Albanesi (Copertina di Credere)
ROMA - Con un linguaggio anticuriale e potremmo dire autenticamente evangelico (Gesù invitava a essere diretti e a dire “sì sì, no no), don Vinicio Albanesi delinea senza falsa modestia una possibile riforma della Chiesa. A partire dalle regole: bisogna cambiare consuetudini e leggi consolidate dal Diritto canonico per poter modificare la struttura piramidale e “maschilista” della compagine ecclesiale. Non lo dicono i preti di strada come il “canonista di periferia” che firma il saggio “Il sogno di una Chiesa diversa” (112 pagine, 14 euro), oggi in tutte le librerie per i tipi di Ancora, ma lo affermano i documenti conciliari principali, come le costituzioni dogmatiche Lumen Gentium e Gaudium et Spes. Che oltre mezzo secolo fa hanno disegnato una Chiesa sinodale, in cui i vescovi siano davvero “pastori con l’odore delle pecore” – come non si stanca di ripetere il Papa venuto quasi dalla fine del mondo – e il popolo di Dio abbia un ruolo centrale, non marginale. Perché i sacerdoti come i fedeli laici e i religiosi sono battezzati, quindi uniti indissolubilmente al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. 
 
Sogno di una chiesa diversa. Copertina libro Vinicio
Il timore di don Vinicio Albanesi è che lo slancio carismatico e riformatore di Papa Francesco non intacchi profondamente e concretamente anche le leggi della Chiesa, il diritto canonico, ancora troppo impregnato del civilismo del diritto romano e poco del soffio dello Spirito conciliare. Teorie lontane dalla vita di tutti i giorni? Tutt’altro. Il centralismo della Curia romane, le lotte di potere, le velleità carrieristiche sono lontane anni luce dalle pagine evangeliche. Il Pontefice sta mettendo mano a tutto questo e don Albanesi gli chiede «una riforma radicale degli organismi ecclesiali». Con il rigore e l’attenzione al dettaglio del canonista esperto, e con l’esperienza di vita accanto a persone in difficoltà, coniuga teoria e quotidianità. Il canonista individua le contraddizioni esistenti nel diritto canonico, senza invocare principi estranei alla Chiesa; il pastore chiede che le regole siano evangeliche, non appiattite sui diritti civili, ma con uno slancio spirituale. La parrocchia non può essere un ufficio in cui si erogano certificati, ad esempio. Meno burocrazia, suvvia, e più umanità: ne abbiamo tutti bisogno.
Perfettamente in sintonia con Papa Bergoglio, don Vinicio Albanesi chiede una riforma che parta dall’interno. Una proposta delicata ma che invoca a ogni passo la comunione e la partecipazione di tutti i credenti. «Altrimenti il post-Concilio rimarrà lettera morta», avverte il presidente della Comunità di Capodarco. Convinto che sia «un errore non dare possibilità alle varie spiritualità di esprimersi e di contribuire al sentire della Chiesa». (lab)
 

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Tag: Don Vinicio Albanesi, Papa Francesco

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