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Marina militare: non è Mare nostrum a far crescere i flussi verso l'Italia

Audizione in Commissione Diritti umani al Senato. Parla il capo di stato maggiore De Giorgi: il bilancio dei primi dieci mesi dell’operazione parla di 141.891 naufraghi assistiti, 298 scafisti arrestati e 384 operazioni di soccorso messe in atto. “Gli arrivi erano iniziati a crescere prima della strage del 3 ottobre per la situazione in Siria, Eritrea e Libia”

24 settembre 2014

ROMA – “Non è l’operazione Mare nostrum a incrementare l’arrivo di migranti sulle nostre coste. Non lo è e non lo può essere. La ragione dell’aumento va ricercata in fattori di forza globale, come il disfacimento di alcuni paesi, quali Eritrea, Siria e Libia. I flussi di arrivo verso il nostro paese erano iniziati a crescere in modo evidente già prima dell’avvio dell’operazione, nel periodo in cui si è verificata la strage del 3 ottobre”.  A sottolinearlo è il capo di stato maggiore della Marina Militare, Giuseppe De Giorgi che oggi a Roma è stato ascoltato  sull’operazione Mare nostrum dalla Commissione diritti umani del Senato, presieduta dal senatore Luigi Manconi.

box Nel corso dell’audizione De Giorgi ha tracciato un bilancio dei primi 10 mesi di salvataggio in mare. In totale, dopo 341 giorni di operazione sono stati assistiti 141.891 naufraghi, arrestati 298 scafisti e sequestrate 4 navi madri. Per portare avanti Mare nostrum sono state impiegate 31 unità navali e 2 sommergibili, mentre i militari interessati nell’operazione sono stati diecimila e gli interventi di soccorso 384. Il 70 per cento dei profughi arriva dall’Eritrea, seguono i siriani, e i migranti di Mali, Nigeria, Gambia, Pakistan ed Egitto.

“Gli oppositori a Mare nostrum sostengono che questa operazione abbia aumentato i flussi di immigrazione, in realtà gli arrivi sono esplosi prima che fosse messa in campo – spiega De Giorgi -.  Non è quindi Mare nostrum che provoca questo incremento ma si tratta di fattori di forza globale, che provocano questa massa di popoli in movimento, una  piccola parte dei quali arrivano sulle nostre coste: parliamo di zone dove ci sono genocidi o dove ai ragazzi viene chiesto di fare il servizio militare a vita. Rispetto al 2013, la situazione in Africa orientale è peggiorata, c’è stato lo scoppio della guerra in Siria. E sono questi i fattori a cui bisogna guardare per spiegare i flussi”. De Giorgi smentisce anche che l’operazione militare favorisca in qualche modo il lavoro degli scafisti: “Anche prima di Mare nostrum le telefonate di soccorso raggiungevano la capitaneria di porto, è una prassi in mare,  dopodiché non c’è scelta, dobbiamo intervenire”.

Per quanto riguarda il rischio di contagio per malattie di tipo infettivo “non c’è stato nessun problema sanitario grave o epidemiologico – spiega ancora – i migranti che soccorriamo hanno soprattutto malattie della pelle, ustioni da sole o problemi di disidratazione. Il nostro personale non è stato contagiato, ed è ipercautelato, a bordo infatti c’è una procedura precauzionale ferrea che viene seguita sempre”.

Nessun caso neanche di arrivi sospetti legati alla rete del terrorismo internazionale. “Siamo in collegamento in tempo reale con il distaccamento di polizia scientifica e con il computer centrale del  ministero degli interni – aggiunge – e per ora non c’è stata  nessuna segnalazione di individui sospettabili di appartenere alle reti terroristiche. Ma dubito che un terrorista possa arrivare via mare, quello che soccorriamo sono disperati, che affrontano viaggi estenuanti”. Per migliorare la situazione ed evitare nuove stragi, secondo De Giorgi, bisogna che si risolva la situazione in Eritrea e in Libia, ma nell’immediato una soluzione potrebbe essere quella di aprire canali umanitari per permettere di fare richiesta d’asilo nei paesi di transito. (ec)

 

 

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Tag: Mare nostrum

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