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Commercio equo, "ben vengano le critiche ma non si banalizzino i nostri valori"

Vittorio Leproux, membro del direttivo di Agices, risponde alle accuse emerse dalla ricerca del Fair trade employment and poverty reduction sulle condizioni di lavoro in Etiopia e Uganda: "Il nostro rapporto diretto con i produttori costituisce un’ulteriore garanzia rispetto alle sole certificazioni di prodotto"

26 settembre 2014

ROMA - "Ben vengano le critiche avanzate da osservatori indipendenti, possiamo senz’altro migliorare, purché non si generalizzi e non si banalizzi lo straordinario patrimonio di valori e di persone rappresentato dal commercio equosolidale". Questo il commento di Vittorio Leproux, membro del direttivo di Agices, l'Assembla generale italiana del commercio equo e solidale, a seguito dell'articolo pubblicato ieri su uno studio condotto in Etiopia e Uganda sulle pessime condizioni di lavoro nella produzione certificata fair trade tratto dal mensile Africa.

"Ho letto il rapporto - spiega Leproux - non ho motivi di pensare che sia stato condotto male. Tuttavia i ricercatori hanno preso in esame solo due nazioni, Etiopia e Uganda: un campione piuttosto circoscritto. Ciononostante, il rapporto mette in luce alcune criticita` che non voglio sottovalutare. Ci tengo poi a sottolineare - continua Leproux - come Agices in Italia rappresenti le organizzazioni di Commercio equo e solidale il cui rapporto diretto con i produttori costituisce un’ulteriore garanzia rispetto alle sole certificazioni di prodotto. Non conosco direttamente le realta` oggetto dell’indagine, ma una delle cause potrebbe essere il fatto che commercio equo agisce spesso nelle regioni piu` povere e svantaggiate dei Paesi".

Leproux ci tiene a rassicurare ancora una volta i consumatori. E aggiunge: "E` naturale che i produttori locali abbiano mezzi economici piu` modesti rispetto a realta` piu` solide e grandi dislocate in zone maggiormente sviluppate. Gli stessi autori della ricerca invitano a non sottovalutare questo aspetto".

"È periodico questo attacco generalizzato al mondo del commercio equo e solidale - aggiunge il presidente di Agies Alessandro Franceschini - sulla base di esempi mal paragonati. Certamente tutto il processo è migliorabile e la risposta sta ancora una volta nel non ridurre il commercio equo ad una mera relazione commerciale. Secondo il nostro modello e la nostra visione si deve trattare piuttosto di una relazione tra organizzazioni, il cui lavoro è reciprocamente garantito".

 

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