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Dossier dell'Ilo: senza pensione quasi la metà degli anziani del mondo

Presentato oggi il report dell’Organizzazione internazionale del lavoro: tra chi riceve la pensione, il 52% ha livelli inadeguati. “Gli anziani hanno il diritto di ritirarsi con dignità, senza cadere in povertà”. La maggior parte costretta a lavorare più a lungo, spesso mal pagata e in condizioni precarie

30 settembre 2014

GINEVRA - Circa la metà di tutte le persone in età pensionabile nel mondo non riceve una pensione (48 per cento). E tra chi la riceve, nel 52 per cento dei casi è inadeguata. È il dato diffuso oggi dall’Ilo (International labour organisation), che ha presentato il report “Protezione sociale per le persone anziane. Tendenze chiave della politica e statistiche”. Dal documento emerge chiaramente che in tutto il mondo la maggior parte degli anziani non ha una sicurezza sul reddito e, non potendo andare in pensione, è costretto a lavorare più a lungo possibile, spesso mal pagato e in condizioni precarie.

Il dossier analizza il sistema pensionistico di 178 paesi. Ne risulta che più di 45 paesi hanno raggiunto la copertura pensionistica per il 90 per cento della popolazione e che oltre il 20 per cento dei paesi in via di sviluppo ha raggiunto - o quasi - la copertura universale. Aumenti significativi si sono registrati nel giro di un decennio in paesi come Cina, Lesotho, Thailandia, Timor Est e Tunisia, passati da circa il 25 per cento a più del 70 per cento di copertura. “Molti paesi in via di sviluppo stanno coraggiosamente espandendo il loro sistema pensionistico – evidenzia Isabel Ortiz, direttore del dipartimento di Protezione sociale dell’Ilo - ma se è importante espandere la copertura, lo è altrettanto garantire adeguati benefici pensionistici. Gli anziani hanno il diritto di ritirarsi con dignità, senza cadere in povertà. Questo è un problema in tutto il mondo”.

box Il report contiene una netta critica alle politiche di austerity introdotte dal 2010 colpevoli, si spiega, di aver ridotto la protezione sociale per gli anziani, tagliando sulla salute e sui servizi sociali. Allo stesso modo le riforme delle pensioni, l’innalzamento dell’età pensionabile, la riduzione dei benefici e l’aumento dei contributi richiesti “stanno minando il sistema di welfare riducendo la capacità  di prevenire la povertà degli anziani” chiarisce Ortiz che, al contrario, evoca la protezione sociale come volàno dello sviluppo anche economico: “La Cina, ad esempio, ha quasi raggiunto la copertura universale e ha anche aumentato i salari”. Alcuni paesi, inclusi Argentina, Bolivia, Cile, Uruguay, Kazakistan e Polonia, stanno rivedendo la privatizzazione del loro sistema pensionistico, troppo dispendiosa e incapace di espandere la copertura: “Un sistema di protezione sociale pubblico è essenziale per la ripresa economica, perciò deve essere parte integrante dello sviluppo dell’agenda post-2015” conclude la referente Ilo, che ricorda come il piano di protezione sociale 2012 dell’organizzazione sia stato adottato da 185 paesi e in seguito approvato dai leader del G20 e dalle Nazioni Unite. (gig)

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