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Online SuperAbile Magazine di ottobre, con un’inchiesta e un reportage sui "siblings"

Spazio ai fratelli e alle sorelle delle persone disabili, nel nuovo numero del mensile sulla disabilità edito da Inail. E un’intervista a Roberto Bruzzone, trekker amputato che ha girato il mondo con la sua protesi e ora vuole partire per un tour nelle scuole

04 ottobre 2014

ROMA – “Mio fratello è disabile. E la cosa mi riguarda”: così s’intitola l’inchiesta sui siblings pubblicata sul numero di ottobre del mensile “SuperAbile Magazine”, edito dall’Inail. “Hanno scelto di farsi chiamare siblings e di incontrarsi in gruppi di auto-mutuo-aiuto per condividere i propri vissuti. Perché, confrontandosi con altri, si rendono conto di non essere gli unici ad aver sperimentato la convivenza con un altro figlio che ha molti più problemi di loro. E che spesso finisce per assorbire tutte le attenzioni dei genitori”, scrive Antonella Patete, autrice dell’inchiesta che si avvale del reportage fotografico di Fabio Moscatelli.

BOX “Giulia ha provato rabbia per tanti anni. Era la sorella ‘fortunata’, ma si sentiva trascurata e abbandonata a se stessa. Dinanzi alla disabilità di suo fratello Simone, le sue esigenze passavano in secondo piano. Questo almeno avvertiva lei, che a quei tempi era solo una bambina. E non riusciva a spiegarsi le ragioni di quel clima teso e preoccupato che a lungo ha sentito gravare come una cappa sulla sua famiglia – scrive Patete –. Oggi Giulia ha 29 anni, vive da sola in un bell’appartamento situato in un quartiere residenziale romano e fa pratica legale presso un avvocato. Ma soprattutto ha capito di non essere unica: negli ultimi anni, infatti, ha avuto modo di incontrare tanti fratelli e sorelle di ragazzi con disabilità e, insieme a loro, è riuscita a rimettere in ordine un groviglio di esperienze composto di domande senza risposte, rimozioni, sensi di colpa e la sensazione di aver vissuto un’ingiustizia”. Hanno scelto di chiamarsi siblings, “un termine che in inglese arcaico indica i fratelli e le sorelle, a prescindere dal sesso di appartenenza. In origine questa parola doveva comprendere tutti, anche i fratelli disabili, ma nell’uso comune ha cominciato a indicare solo loro: la prole fortunata, che poi, a guardar bene, così fortunata non si sente. Perché nello scompiglio totale che la nascita di un bambino con disabilità porta in una famiglia, gli altri figli rischiano di sentirsi declassati ad attori di secondo piano. Schiacciati tra i problemi ‘reali’ dei fratelli e lo sforzo eroico dei genitori costretti a rimboccarsi le maniche, mettendo da parte la disperazione”.

“‘Simone è nato con un ritardo psicomotorio grave’, ricorda Giulia che, all’epoca, aveva quattro anni. Era stata lei stessa a scegliere il nome Simone per quel fratellino che attendeva come il suo bambolotto speciale. ‘Poi quando è arrivato le cose strane erano tante e molteplici: non faceva ciò che facevano gli altri bambini. Io cercavo attenzione e affetto, ma la famiglia era destabilizzata’. Ci sono voluti anni di pazienza e l’arrivo dell’adolescenza per cominciare a tirarsi fuori da quella situazione. ‘Un bambino non ha gli strumenti per affrontare quello che sta vivendo, e quelle emozioni negative te le porti dentro senza riuscire a elaborarle. Perché ti dicono che il problema è la disabilità di tuo fratello, ma solo dopo capisci che non è così: il problema non è la sua disabilità, è la tua solitudine’”.

Nello stesso numero, anche l’intervista a Roberto Bruzzone di Michela Trigari: il trekker, dopo aver attraversato il deserto della Namibia ed essere salito in vetta al Kilimanjaro, ora vuole partire per un tour nelle scuole. Obiettivo? Raccontare la sua esperienza ai ragazzi, testimoniando che la disabilità non può e non deve essere un ostacolo per raggiungere i propri sogni. (lab)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Superabile Magazine, sibling, Amputati

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