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Barriere negli edifici pubblici: pochi soldi e spesi solo sulle caserme

L’analisi della Corte dei conti sul fondo per l’abbattimento degli ostacoli ai disabili, gestito prevalentemente dal ministero delle Infrastrutture e passato dai 14 milioni a zero in quattro anni. Scarso coordinamento centrale, interventi soprattutto su sedi militari. Con l’eccezione positiva del Mibact

22 ottobre 2014

ROMA – L’Italia spende poco e male per l’abbattimento delle barriere architettoniche. E gli interventi riguardano in gran parte le caserme e le strutture militari, oltre a progetti per l’accessibilità dei siti archeologici e culturali. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla relazione della Corte dei Conti su “La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l’eliminazione delle barriere architettoniche”, consegnata alcuni giorni fa. Oggetto dell’indagine è, in particolare, l’entità e l’utilizzo dei finanziamenti pubblici predisposti sul capitolo 7344 dello stato di previsione della spesa del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit). 

- Legislazione all’avanguardia. Come in molti settori, anche nel caso dell’abbattimento delle barriere architettoniche “la legislazione, i regolamenti e le circolari italiane sono tra le più complete e significative nell’ambito dell’Ue e a livello mondiale, nel senso che la tutela delle disabilità, a favore della migliore accessibilità ed usufruibilità di uffici e sedi di strutture pubbliche, è garantita da molteplici prescrizioni”. 

Riduzione e azzeramento. Il primo dato che emerge dalla relazione è però l’insufficienza delle risorse destinate a questo scopo e la progressiva riduzione di queste, fino all’azzeramento negli anni 2010-2011. Nel dettaglio, “gli stanziamenti di bilancio sono stati nel 2008 di 14.100.000 euro, nel 2009 di 11.272.191, nel 2010 sono scesi a circa 4 milioni, nel 2011 a poco più di 1 milione, fino al completo azzeramento dal 2012 in poi. 

Gestione decentrata, ma senza indirizzo. La gestione dei fondi e dei relativi interventi spetta ai Provveditorati interregionali delle opere pubbliche (che erano 9 fino al 2014, ora ridotti a 7), cioè gli organi che, sui singoli territori, programmano e realizzano gli interventi per conto del ministero. Quello che emerge dalla relazione della Corte dei conti è però una mancanza di indirizzo, controllo e verifica da parte del ministero stesso: “I programmi dei Provveditorati – si legge nella relazione – che agiscono nelle rispettive realtà locali e ne hanno perciò più diretta conoscenza, non sono assoggettati, salvo eccezioni che non possono certo escludersi, a puntuali vagli di merito da parte degli organi ministeriali centrali”. Lo dimostra anche il fatot che il ministero non è stato in grado di riferire sull’operato di tutti i provveditorati, perché solo da alcuni ha ricevuto relazioni puntuali e adeguate sugli interventi realizzati. “L’incompletezza delle informazioni e documentazioni ricevute dal Mit sulle attività dei Provveditorati in questo settore – si legge nella relazione della Corte dei Conti – malgrado le reiterate richieste istruttorie di precisazione di questa Corte, in buona parte restate senza esito, avvalora l’ipotesi che le strutture centrali dell’Amministrazione non solo non gestiscono direttamente le iniziative, ma non esprimono neanche, se non eccezionalmente, direttive ai Provveditorati circa le opere da realizzare e che, in realtà, tali strutture non esercitano effettivi controlli sul merito delle decisioni di spesa dei Provveditorati e sull’affidamento degli appalti”. 

Interventi realizzati: caserme e strutture militari. Ciò che emerge dalla relazione è che gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati sui singoli territori hanno interessato prevalentemente caserme e strutture militari. “Malgrado il quadro informativo molto incompleto – si legge nella nota – si può ipotizzare che le iniziative di abbattimento delle barriere siano state avviate e concluse soprattutto in base all’importanza dell’ente interessato”. Per questo, “è costante in tutte le regioni l’intervento nelle sedi militari o di forze dell’ordine e di sicurezza, come Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia”. 

Il Mibact, esempio virtuoso. In questo quadro piuttosto critico, la corte dei Conti indica per un’esperienza positiva: quella dell’abbattimento delle barriere in siti archeologici e culturali, ad opera del relativo dicastero, scelto a campione dalla Corte dei conti come ulteriore amministrazione da esaminare nella relazione. “L’attività del ministero su questi temi – si legge nella relazione – è risultata positivamente articolata in molteplici direzioni”. Questo, nonostante i limiti strutturali imposti dalle caratteristiche di molti siti culturali e soprattutto storici, che rendono particolarmente complesso e vincolato l’intervento di abbattimento delle barriere. Il ministero tuttavia ha realizzato importanti progetti, dettagliati nella relativa “memoria”. L’importo complessivo destinato a questo scopo è stato, dal 2007 a oggi, di oltre 2 milioni di euro. Grazie a questa attività del ministero, “sono presenti servizi per disabili in 184 istituti e luoghi di cultura statali e in 1.409 non statali, e quindi complessivamente nel 34,72% dei casi”. (cl)

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Tag: Corte dei conti, Barriere architettoniche

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