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Case popolari, nelle periferie di Milano saltano i contratti di quartiere e si alza la tensione

Lorenteggio, San Siro, Niguarda e Corvetto i quartieri con le peggiori condizioni di degrado. Per il Sicet, le politiche abitative di comune e regione non danno le risposte adeguate. Il problema esiste perché non si investe a sufficienza. Spinelli: "Aumentare la forza e gli sgomberi non serve"

17 novembre 2014

MILANO - Lorenteggio, San Siro, Niguarda e Corvetto. Sono i quattro quartieri di Milano dove sono saltati i contratti di quartiere e che oggi vivono le peggiori condizioni di degrado. Lo denuncia Leo Spinelli, segretario milanese del Sicet, secondo cui "è sbagliato occupare un alloggio popolare, ma in questa situazione è ancora più esecrabile che un amministratore ne lasci 8mila vuoti". I contratti di quartiere sono degli strumenti di riqualificazione dei quartieri che migliorano condizioni abitative e rafforzano il tessuto sociale. I primi sono partiti a metà degli anni Venti, attraverso finanziamenti prima statali, poi regionali e comunali. "Ora non c'è più interesse: si sono tolte le risorse per fare altri programmi inutili", aggiunge Spinelli.

La situazione nei quartieri popolari è sempre più tesa ad ogni sgombero. Oggi se ne è avuto una conferma con gli scontri in via Vespri Siciliani tra abitanti e polizia, in via Vespri Siciliani, dove le forze dell'ordine dovevano liberare un alloggio popolare occupato da inquilini abusivi. Secondo quanto annunciato, la Prefettura ha intenzione di ordinare i primi 200 sgomberi "in flagranza", cioè di occupazioni recenti. Dell'argomento se ne discuterà al Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica convocato per domani.

- "Non credo che ci riusciranno", prevede Spinelli. I numeri dell'emergenza abitativa, infatti, sono sempre gli stessi: 240 famiglie sgomberate che dormono per strada, 8 mila alloggi sfitti, 23mila famiglie in graduatoria, 4-5mila di occupanti abusivi storici. "Finché non scenderanno questi numeri, gli interventi non servono: l'emergenza abitativa non nasce oggi perché se ne sono accorti i giornali", continua. "Non è solo un problema di legalità, quanto di giustizia sociale. Quando diciamo che dietro il racket si nascondono le mafie facciamo un esercizio di fantasia", sostiene Spinelli, in disaccordo con quanto dichiarato dal Sunia. Il sindacato Cgil ha convocato per il prossimo lunedì 24 novembre una visita della Commissione parlamentare antimafia a Milano: "Noi ci saremo – chiarisce Spinelli – e proprio oggi ho chiesto a tutti i segretari dei sindacati milanesi di scrivere una posizione unitaria per dire che il problema non è tanto e non è solo quello delle mafie quanto quello della casa".

Secondo Spinelli, il degrado abitativo che ha oggi Milano "non si vede da 30 anni. Milano nemmeno nelle giunte precedenti ha toccato così il fondo. E lo dico con amarezza: mi aspettavo non una democrazia di facciata, ma pensavo a confronti importanti, che avrebbero prodotto politiche abitativa serie". Al contrario, rileva Spinelli, a dettare l'agenda politica "sono i Salvini, i Borghezio e i Decorato e le risposte prodotte spesso sono peggiori delle domande poste a Comune e Regione". Invece che discutere sull'intervento dell'esercito o dei vigilantes, per Spinelli il Comune e la Regione dovrebbero investire in politiche abitative pubbliche, ristrutturare ed assegnare gli alloggi liberi in modo che gli sfitti si riducano. Nei giorni scorsi anche Libera ha diramato un comunicato con il quale chiede un tavolo per gestire l'uso della forza negli sgomberi e in cui chiede di velocizzare le pratiche per l'assegnazione delle case popolari a Milano. (lb)

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