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"Torneranno i prati", per il nuovo film Olmi ha scelto la sostenibilità

Un solo, piccolo, generatore, pulmini da 9 posti, pellicola 35 mm, boccioni d’acqua anziché bottigliette, pasti a chilometro zero e alloggi nelle strutture più vicine. Così il regista di Asiago ha realizzato il film per le celebrazioni dei cent’anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale

20 novembre 2014

ASIAGO (Vicenza) – “Mio padre aveva 19 anni quando venne chiamato alle armi. Scelse l’Arma dei Bbersaglieri, battaglioni d’assalto, e si trovò dentro la carneficina del Carso e del Piave, che segnò la sua giovinezza e il resto della sua vita. Della Prima Guerra Mondiale non è rimasto più nessuno di coloro che l’hanno vissuta e nessun altro potrà testimoniare con la propria voce tutto il dolore di quella carneficina. Rimangono gli scritti: quelli dei letterati e quelli dei più umili dove la verità non ha contorni di retorica”. Così Ermanno Olmi ha presentato il suo ultimo film "Torneranno i prati", realizzato in occasione delle celebrazioni dei cent’anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale. Interamente girato sull’Altopiano di Asiago, paese d’origine del regista, racconta una nottata in trincea, sul fronte Nord-Est, dopo i sanguinosi scontri del 1917 sugli altipiani. Un film speciale anche per un altro motivo: è totalmente sostenibile, un risultato ancora più importante se si pensa alle condizioni meteo estreme in cui si sono svolte le riprese, con temperature sempre sotto zero, tra -10° fino a -30°. Merito di una pianificazione strategica e minuziosa.

Un'immagine tratta dal film di Olmi

Per un minore impatto ambientale, per esempio, i tecnici si sono collegati, dove possibile, alla rete elettrica nazionale. Il fabbisogno di energia elettrica delle tre location (dormitorio, interno trincea, esterno trincea) è stato soddisfatto da 2 allacci temporanei alla rete di distribuzione e un piccolo generatore Euro 5 da 100 Kw. Tutto ciò ha permesso di tagliare le emissioni di anidride carbonica di circa il 75 per cento a 12 tonnellate rispetto alle 44 tonnellate che si sarebbero prodotte con un tradizionale gruppo elettrogeno. La produzione ha pensato anche ai trasporti: per renderli efficienti sono stati noleggiati 2 pullmini da 9 posti che hanno viaggiato sempre con un minimo di 7 persone a bordo. Nessuna auto in esclusiva a un singolo attore. Ermanno Olmi ha scelto di girare in pellicola 35 mm in tre perforazioni anziché quattro con un risparmio del supporto in cellulosa pari a 1/3 (33mila metri rispetto ai 50/80mila di una produzione di pari dimensioni). Le scenografie sono state realizzate da costruttori e manovali locali. Per le materie prime, soprattutto legna per le trincee e per le stufe, è stata fondamentale la collaborazione con il Corpo della Forestale. Quanto agli effetti speciali – le numerose esplosioni – sono stati utilizzati sacchi di torba, sughero compresso e polvere nera e bianca non inquinante e atossica.

Le trincee, poi, sono state riutilizzate dal Comune di Asiago come memoria storica per la realizzazione di percorsi turistici sulla Prima Guerra Mondiale. Il riutilizzo dei materiali e la raccolta differenziata hanno permesso di ridurre al minimo la produzione di rifiuti. Nessuna bottiglietta ma un boccione da 20 litri: in 2 mesi sono stati utilizzati 85 boccioni anziché 3.400 bottiglie. Al posto dei classici cestini in cartone per i pasti, che implicano notevoli sprechi di cibo e maggiori difficoltà nel riciclaggio degli imballaggi, la produzione ha deciso di servirsi di ristoranti locali e per la location più impervia ha adottato la modalità self service, con cibo preparato da una baita distante 1 chilometro. Un risparmio in termini di impatto sull’ambiente e in termini economici, perché se un cestino pasto costa 12/14 euro, un pranzo a km zero 10,50 euro. Infine, considerato il meteo, tutta la troupe e il cast hanno soggiornato in due strutture alberghiere a poco più di 2,5 chilometri di distanza dal set più vicino: la prima ha ottenuto la certificazione ambientale ecolabel; la seconda è un albergo a conduzione familiare a km zero. “Tutti questi accorgimenti hanno fatto sì che la comunità di Asiago non ci abbia percepito come ‘invasori’ ma come parte di essa”, ha raccontato la produzione del film.

Le linee seguite da ‘torneranno i prati’ sono quelle contenute nel protocollo Edison Green Movie per la sostenibilità ambientale del cinema in Europa, che propone un ripensamento dell’intero ciclo produttivo dei film: “Se tutte le produzioni seguissero le indicazioni del protocollo – e in Italia si stimano 5.880 giorni di riprese ogni anno – si avrebbe una riduzione delle emissioni pari a 1.120 tonnellate di CO2, equivalenti a quelle relative all’illuminazione pubblica annuale di un comune di oltre 10 mila abitanti e a 1.120 voli andata e ritorno Roma-Dakar”, ha spiegato Edison. (Ambra Notari)

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