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“La strage di Natale”: dopo trenta anni tornano le voci del rapido 904

Il 23 dicembre 1984 una bomba piazzata dalla mafia distrusse il treno Napoli-Milano mentre passava sotto la galleria più lunga d’Italia: morirono 16 persone. Un documentario di Martino Lombezzi torna a raccontare l’episodio. Lanciato crowdfunding per ultimare il lavoro

25 novembre 2014

“Mi ricordo solo il fuoco che entrava dai finestrini rotti. Non capivamo se avevamo avuto un incidente, se ci eravamo scontrati con un altro treno. Poi dopo un bel po’ il treno riesce a fermarsi e ovviamente nel buio ci siamo catapultati, senza pensare che dall’altro lato potesse arrivare un altro treno. E ci siamo buttati dalle porte sventrate. E lì poi c’era questo capotreno, che ci urlava di non scendere e di stare attenti perché sui binari c’erano pezzi di corpi.”

È solo uno dei drammatici racconti dei sopravvissuti all’attentato del 23 dicembre 1984 che costò la vita a 16 passeggeri del treno rapido 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano. È a testimonianze come questa, di persone comuni di diverse parti d’Italia colpite da un atto di terrorismo e segnate per sempre, che vuole dare voce il progetto ”La strage di Natale”. Un progetto nato nel trentennale della strage per ricordare le vittime ed informare su quanto accaduto, un’occasione per ritornare sull’episodio e raccontarlo in chiave contemporanea. L’idea è frutto di una collaborazione tra Zona, il regista Martino Lombezzi, Yart Photography e l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage sul treno rapido 904, ed ha portato alla realizzazione un film documentario della durata di 50 minuti. E per la conclusione dell’opera ora gli autori hanno deciso di avvalersi di un crowdfunding, una raccolta fondi su internet che dà la possibilità a chiunque di partecipare e supportare il progetto dalla piattaforma “Produzioni dal basso”. I soldi raccolti serviranno a realizzare le fasi di montaggio, post produzione, editing audio e colore, i diritti per il materiale di repertorio.

Sono circa le 19 di quel maledetto 23 dicembre, le chiacchiere dei viaggiatori riempiono gli scompartimenti, pieni all’inverosimile di famiglie che si spostano per le festività. Al calar della sera il treno arriva a Firenze, carica altri passeggeri e prosegue la sua corsa, apprestandosi ad attraversare l’Appennino. Fuori è ormai buio, e pochi si rendono conto di essere entrati in una galleria, la più lunga galleria d’Italia. Dopo pochi istanti scoppia una bomba: due valigette con un carico di esplosivo del peso di 12 kg sono state posizionate sul treno, nella nona carrozza di seconda classe. Nel giro di pochi istanti è l’inferno. La potenza della deflagrazione fa esplodere i vetri di molte carrozze, mentre quella dove è collocato l’ordigno è completamente sventrata. Salta la linea elettrica aerea e il treno si arresta a metà della galleria, al buio. Sulla carrozza distrutta rimangono sedici corpi senza vita. È l’inizio dell’epoca della guerra di mafia dei primi anni novanta del XX secolo. Alcuni responsabili della carneficina sono stati individuati e condannati in via definitiva: si tratta del mafioso Pippo Calò e alcuni suoi uomini, l’artificiere tedesco Schaudinn. Secondo la procura di Firenze Totò Riina fu “mandante, determinatore e istigatore della strage”.

“Ho deciso di lavorare sulla strage di Natale – ha sottolineato il regista - anche perché, a differenza del 2 agosto 1980, si tratta di un episodio poco raccontato: il trentennale, oltre che un momento di commemorazione delle vittime, è una buona occasione per riflettere ed approfondire. Ho deciso di farlo come in passato ascoltando le voci dei sopravvissuti, persone che quel giorno si trovavano sul treno e sono rimaste ferite. Nella loro memoria e nei loro corpi c’è la testimonianza di quanto accaduto. Ho ritrovato poi i soccorritori, coloro che per primi entrarono nella galleria per prestare aiuto ai feriti e raccogliere le vittime, ferrovieri, medici e altri cittadini che ancora oggi abitano quel territorio. A queste testimonianze ho deciso di affiancare i filmati dell’epoca, che raccontano la cronaca degli eventi nel loro sviluppo e l’atmosfera di quell’anno. Infine abbiamo girato nuove immagini dei luoghi della strage, le valli dell’Appennino dove oggi come allora corre la ferrovia, e poco è mutato”.

© Copyright Redattore Sociale

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