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Veronica e le altre: storie di trans e disabili "rinate" grazie al lavoro

Il progetto dell'Unar Diversitalavoro ha aiutato persone potenzialemente escluse dal mondo dell'occupazione a trovare un impiego e una vita dignitosa nonostante le difficoltà. Le storie di Veronica Fischetti e Stefania Depaoli

28 novembre 2014

- ROMA - "Per favore, si accomodi fuori. Guardi, un essere così nel mio ristorante non lo voglio. Sì, ha detto proprio così: 'essere'". E lo ha detto dopo aver guardato la carta d’identità, perché Veronica Fischetti una trans non lo è sembrata mai. Anche, ma non solo per questo, la sua è una storia singolare. Nata a Taranto, 32 anni anni fa, da quando ne aveva quindici ha iniziato a prendere ormoni per la trasformazione - o 'transizione' - male to female. Il padre ha aspettato che arrivasse alla maggiore età per poterla cacciare di casa. E' andata a Torino e poi in Emilia Romagna, passando per Rimini, Imola e fermandosi poi a Bologna. Sei anni fa è diventata attivista del Mit, il Movimento d’Identità Transessuale. Oggi lavora all’Ikea bolognese, come addetta alle vendite del reparto letti matrimoniali. L’ha aiutata il progetto dell’Unar Diversitalavoro. Oggi Veronica parla, per dare la sua testimonianza, al “Storie di opportunità. Oltre le barriere” (a Porta Futuro della Provincia di Roma). Il convegno è organizzato dall’Unar nell’ambito del Career Forum delle pari opportunità, l’appuntamento  annuale per favorire l’incontro tra le aziende e le persone con disabilità, appartenenti alle categorie protette, di origine straniera e transgender per valutarne l’inserimento professionale.

Veronica Fischetti
Veronica Fischetti

Insieme a Veronica c'è Stefania Depaoli. Anche lei era una potenziale esclusa. Una di quelle persone che la vita mette a dura prova, con la malattia e il rischio serio della depressione. Romana, 49 anni, sposata con due figli (un ragazzo di 18 e una ragazza di 13), a lungo disoccupata e con un tumore al seno che l’ha fatta entrare nel mondo eterogeneo della disabilità. "Oggi sono assistente di cassa - dice - , che non è come quella del supermercato ma un po’ più laboriosa: c’è anche un aspetto di tipo commerciale e contabile che impegna diversamente". "Bisogna cercare di rivolgere in belle le cose brutte che capitano nella vita, cercare di non abbattersi e di trovare una via d’uscita alla depressione che, immancabilmente, viene dopo che una malattia è stata sconfitta. Io l’ho affrontata e la ricerca del lavoro per me è stato un modo per combatterla e per non lasciarmi abbattere". 

Su Rs, l'Agenzia di Redattore sociale, leggi le interviste a Veronica Fischetti e Stefania Depaoli

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Tag: trans, Disabilità, Discriminazione, Unar

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