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"Ho scoperto di essere sieropositva con la gravidanza": la storia di Sara

La donna racconta: "Mi è venuta a mancare la terra sotto i piedi". Ora la bambina sta bene. "Mi sforzo di vivere normalmente, di non pensarci, ma è veramente dura". "Anche con il mio compagno ora è diverso. Sento che lui non riesce ad accettare che ha una donna malata"

01 dicembre 2014

MILANO - "Ho sentito un vuoto immenso dentro di me, quando l'ho saputo": Sara, marocchina, ha 40 anni e quando è rimasta incinta ha scoperto di avere l'Hiv. In realtà le era stata diagnosticata tempo prima, ma non aveva capito di cosa si trattasse. "Sa, io non parlo bene l'italiano e non sempre riesco a capire le carte scritte dall'ospedale". Con la gravidanza trova un medico che le spiega bene e Sara, sconvolta, comprende. "Mi è venuta a mancare la terra sotto i piedi. Avevo paura per la mia bambina". Oggi la bambina ha tre anni e gode di ottima salute. "Ringrazio Dio e spero di non morire prima che i miei figli diventino grandi e si sistemino", aggiunge. Gli unici a sapere della sua sieropositivà sono il partner e l'altro figlio, che ha 16 anni. È seguita inoltre dalla Fondazione Arché, che ha sviluppato a Milano e Roma due progetti di sostegno per le mamme sieropositive con figli. "Quando sento il bisogno di sfogarmi e piangere vado da padre Giuseppe (il fondatore dell'associazione) perché mi sforzo di vivere normalmente, di non pensarci, ma è veramente dura e lo stress è tantissimo". 

- Come è facile immaginare, nel momento in cui si scopre di essere sieropositive la vita cambia. "Anche con il mio compagno ora è diverso -racconta Sara-. Ciò che ci unisce è solo la nostra bambina. Sento che lui non riesce ad accettare che ha una donna malata. Non so quanto potrà durare ancora il nostro rapporto". L'attenzione verso i figli e la terapia per tenere a bada l'Hiv (tre pastiglie ogni giorno e esami ogni due mesi), le assorbono tutte le energie. "Non ho la forza per recuperare il rapporto con il mio compagno, purtroppo. Devo cercare di stare tranquilla e il mio unico scopo è di vivere per vedere crescere i miei figli". Sara non sa come possa essere rimasta infettata. "Tre anni fa mi sono sottoposta a delle visite mediche e da allora non sono stata più bene. Probabilmente è successo in quell'occasione, magari c'erano strumenti non sterilizzati". Dagli ultimi esami fatti, sembra che le condizioni di salute di Sara siano molto buone. "Cerco di essere ottimista, di tirarmi su. Lavoro, mangio cose buone e salutari. Sto attenta a non contagiare le altre persone. Anche se chiedo a Dio perché a me è successa una cosa del genere. Mi ha sconvolto la vita, quando ci penso mi viene da piangere". (dp)

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Tag: giornata mondiale Aids, Hiv/Aids

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