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Dopo le Cooperative operaie Trieste, anche Coop Carnica porta i libri in tribunale

Chi ha messo soldi nei libretti di risparmio della CoopCa, non può più ritirarli, né spenderli. Il movimento difesa del cittadino chiede un tavolo urgente con Bankitalia, le regioni e le coop. Prima che sia troppo tardi e nessuno si fidi più del prestito sociale, pilastro della cooperazione

02 dicembre 2014

UDINE - Dopo la vicenda delle Cooperative operaie di Trieste, adesso è la Società cooperativa Carnica (10.399 soci, 3 mila libretti di risparmio attivi, 650 dipendenti) ad aver portare i libri in tribunale e chiesto il concordato preventivo. Il ‘prestito sociale’, il pilastro che regge le cooperative, vacilla: ammonta a 30 milioni di euro quello “congelato” dalla Carnica, mentre i vertici della cooperativa lamentano un’improvvisa ed eccessiva corsa al ritiro dei propri depositi da parte dei risparmiatori, come conseguenza della crisi delle Cooperative operaie triestine. Però la storia è ancora quella e, oggi, chi ha messo soldi nei libretti di risparmio della CoopCa, non può più ritirarli, né spenderli. Anche su questa vicenda, così nel caso di Trieste, ci si chiede cosa abbiano fatto la Regione e gli altri enti deputati al controllo, che dovevano vigilare sui conti (“in rosso” da due anni per quasi 4 milioni) e gli investimenti di “finanza creativa” immobiliare della Carnica.

Così tocca al Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) raccontare storie di paura. Con un unico comune denominatore: la CoopCa non dà informazioni a nessuno: bocche cucite sull’uso dei soldi degli altri. Sono gli anziani ad essere i più preoccupati di aver perso “il gruzzoletto” messo da parte per una vecchiaia migliore o per sostenere i figli. C’è anche il caso di un consumatore che, avendo problemi di salute e abitando un piano alto di un condominio privo di ascensore, aveva deciso di prelevare i propri risparmi per l’acquisto di un appartamento più accessibile; al momento del versamento, effettuato appena in agosto, la Carnica aveva rassicurato il socio sulla possibilità di prelevare la cifra nel giro di due mesi. Invece niente. Un altro caso è quello di una coppia che, firmati i documenti preliminari per l’acquisto di una casa, nonostante le rassicurazioni della società, si è ritrovata oggi con il conto bloccato e l’impossibilità di concludere la trattativa.

L’avvocato Francesco Luongo, vicepresidente dell’Mdc, afferma che “dopo questo nuovo caso, si rende ancora più urgente un intervento a tutela dei risparmiatori da parte di Bankitalia, visto che i controlli affidati alle Regioni non sembrano idonei a garantirli e si rischia, davvero, la corsa al ritiro da parte delle migliaia di risparmiatori che hanno investito nei prestiti sociali. Di conseguenza il Movimento difesa del cittadino propone l'avvio di un tavolo con le Regioni, Banca d'Italia e le rappresentanze nazionali delle Cooperative per fare il punto su normativa e controlli prima che sia troppo tardi. "I cittadini - conclude Luongo -, non possono e non devono rispondere di gestioni inefficienti e “spese allegre” solo perché gli organi di controllo non hanno vigilato".

"Faremo di tutto per garantire ai cittadini coinvolti nel crack di Coop Carnica - dichiara Raimondo Englaro, responsabile Mdc in Friuli Venezia Giulia -, le informazioni sull’accaduto e recuperare i risparmi di una vita. I cittadini interessati a ricevere assistenza dalla nostra associazione potranno scrivere all’e-mail sportellorisparmiatoricoop@mdc.it o contattare direttamente la sede. Vigileremo sui futuri passi che il Cda della Cooperativa intraprenderà per garantire ai soci prestatori l’accesso ai loro risparmi e presenteremo esposto alla Regione Friuli perché si adoperi, nell’ambito delle proprie competenze, per favorire un rilancio dell’Azienda non solo a tutela dei soci detentori dei libretti, ma anche a salvaguardia occupazionale dei 650 dipendenti della Carnica”.

Davanti a fatti del genere, c’è da chiedersi dov’è finito il senso delle cooperative, organizzazioni nate spontaneamente nell’800 per difendere il proletariato, ossia chi “teneva famiglia” ed era vergognosamente sfruttato dai padroni. Per ritrovarlo occorrerebbe leggere un libro sulle coop, di quasi 900 pagine (Einaudi), a firma di Renato Zangheri Giuseppe Galasso e Valerio Castronovo, Storia del movimento cooperativo in Italia dal 1896 al 1996. Parla del mutuo soccorso che nasce dentro e fuori gli opifici, nei campi, nelle corporazioni artigiane, nei fondaci. Parla dello strenuo tentativo di migliorare le condizioni di vita delle classi più povere, fatto dagli stessi poveri. Racconta di cooperative gloriose, compassionevoli, solidali, democratiche. Dove sono finiti quei valori? (Paolo Giovannelli)

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Tag: Coop Carnica, Coop operaie Trieste, impresa sociale

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