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Mafia capitale, bufera coop sociali. Legacoop sospende Buzzi e altri 4

Paola Menetti e Pino Bongiorno, responsabili nazionale e laziale di Legacoopsociali parlano di offesa a tutto il mondo delle cooperative: “Chiediamo alla magistratura di accertare rapidamente e fino in fondo ogni responsabilità”

03 dicembre 2014

ROMA – Bufera nel mondo delle cooperative sociali dopo la notizia dall’inchiesta “Mafia Capitale”, che coinvolge molti degli attori impegnati nel mondo dell'associazionismo e in particolare nell'accoglienza ai migranti. Secondo l'indagine, portata avanti dal procuratore Giuseppe Pignatore, a Roma esiste una vera e propria organizzazione mafiosa, che oltre all'estorsione e all'usura è dedita al business nato intorno all'emergenza immigrazione. In particolare, in un fascicolo dell'indagine, che parte da Massimo Carminati, ex Nar e a capo, secondo gli inquirenti di una vera e propria cupola, si fa il nome di Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, aderente a Legacoop e fondata da un gruppo di ex detenuti di Rebibbia nel 1985. Sarebbe stato lui a prendere ordini da Carminati e a fare da tramite con le istituzioni per la spartizione del business dell'accoglienza. In un'intercettazione è il presidente della 29 giugno a dire candidamente : “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.

- Questa mattina Legacoopsociali ha deciso di prendere le distanze dai responsabili coinvolti nell’indagine della magistratura e di sospendere tutti gli operatori. Innanzitutto Salvatore Buzzi, presidente della 29 giugno, ma anche Carlo Maria Guarany, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno e Franco Cancelli, di cooperative collegate alla 29 giugno, nel mirino degli inquirenti. Tutti sono arrestati e indicati come organici all’associazione a delinquere di stampo mafioso che emerge dall’inchiesta romana. Ma il colpo per tutto il mondo della cooperazione sociale è durissimo. In un comunicato congiunto Legacoopsociali nazionale e Legacoopsociali Lazio esprimono “sdegno e sgomento dei cooperatori sociali per quanto va emergendo a Roma”. “I fatti che gli organi di informazione stanno riportando sono di  gravità intollerabile - dichiarano Paola Menetti, Presidente di Legacoopsociali nazionale e Pino Bongiorno, Presidente di Legacoopsociali Lazio - Riaffermiamo la distanza della cooperazione, dell’idea cooperativa, dell’esperienza della cooperazione sociale da tutto questo cumulo d’illegalità. Confermiamo e ribadiamo l’impegno che ci ha portato a sottoscrivere il “Patto per la legalità e il contrasto all’economia criminale”.

Mentre si attende di sapere i nuovi particolari dell'inchiesta, Legacoopsociali chiede alla magistratura "di accertare rapidamente e fino in fondo ogni responsabilità. Simili fatti, ove confermati, non sono compatibili con l’essere cooperatori sociali, e offendono in primo luogo la realtà quotidiana, faticosa ed onesta  delle cooperative sociali che a Roma come in tutto il Paese svolgono un ruolo fondamentale e preziosissimo di servizio e di solidarietà, e non possono vedere ingiustamente lesi la reputazione e l’onore. Con lo stesso spirito, il nostro pensiero e il nostro sforzo va a sostegno degli oltre mille soci-lavoratori e delle loro famiglie che sono occupati nelle cooperative coinvolte”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Mafia capitale, Paola Menetti, Pino Bongiorno, accoglienza, Terzo settore, Criminalità organizzata, Rifugiati, Legacoop, Legacoopsociali

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