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Disabilità, cosa resta del 3 dicembre? Il tweet di un attore e le parole di Salvini

Non il Quirinale e neppure Palazzo Chigi: nella Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità a far parlare di più sono Fabrizio Bracconeri e il leader della Lega. Un tweet di sfogo e un appello (interessato) in tv hanno più successo delle parole del premier

04 dicembre 2014

ROMA – La celebrazione ufficiale al Quirinale, quella inedita a Palazzo Chigi, i gesti del presidente della Repubblica, le parole del presidente del Consiglio, quelle di due ministri e alcuni sottosegretari, di un gran numero di politici, di referenti di istituzioni, sindacati, enti locali, associazioni (impegnate queste ultime anche nell’organizzazione di tutta una serie di eventi sul territorio nazionale)… Un gran parlare e un gran argomentare di cui, a conti fatti, è rimasto ben poco. E se una buona eco ha avuto la storia di Niccolò, raccontata dalla mamma proprio durante l’evento di Palazzo Chigi (il figlio disabile, quindicenne, frequenta una scuola superiore di Cerignola ma fa i conti con la mancanza di un’assistenza qualificata), ancor maggiore diffusione soprattutto in rete hanno avuto – in questo 3 dicembre 2014 - le prese di posizione di Fabrizio Bracconeri e Matteo Salvini, due personaggi molto diversi fra loro ma uniti in questa circostanza dalle critiche rivolte al governo proprio sul tema della disabilità.

- Il leader della Lega è impegnato nel suo compito di opposizione al governo Renzi e per questo non si lascia sfuggire occasione di evidenziare le misure più impopolari adottate dall’esecutivo. Dalla presentazione della legge di stabilità, alcune settimane fa, ha più volte portato nel suo discorso politico di critica all’esecutivo l’esempio delle mancate risposte alle richieste delle associazioni delle persone disabili. Cosa che ha fatto ancora, e in tv, proprio alla vigilia della Giornata del 3 dicembre, intervenendo martedì sera a “Ballarò” (Rai 3). Nel gran discutere di politica ed economia, Salvini ha speso un passaggio per portare l’attenzione sui mancati finanziamenti – in legge di stabilità - all’Unione italiana ciechi e al fondo per l’inserimento lavorativo previsto dalla legge 68/99. Avrà pure divagato (o “parlato d’altro” rispetto al tema della trasmissione, come gli è stato rimproverato in diretta) ma aveva studiato e aveva studiato bene.

“Posso chiedervi – ha detto rivolgendosi ai rappresentanti della maggioranza in studio – l’impegno a rivedere due tagli vergognosi? Sei milioni di euro tagliati all’Unione italiana dei ciechi; venti milioni di euro tolti ai disabili per reinserirli nel mondo del lavoro”. E al conduttore che gli faceva subito notare che ciò era “sacrosanto” ma “non risolve certo i problemi dell’economia italiana” (niente meno), il leader della Lega argomentava: “L’anno scorso 1.464 italiani disabili grazie alla legge 68 del 99 hanno trovato un posto di lavoro: dopo 15 anni questo è il primo governo che come voce di spesa per questi disgraziati mette zero”. “Disgraziati” a parte, il resto non fa una piega: il dato è tratto dalla Relazione al Parlamento sulla legge 68/99 e noi stessi ne abbiamo ampiamente parlato in questo articolo del 31 ottobre scorso. Salvini probabilmente l’ha letto, altri no. Fra questi certamente il sottosegretario Scalfarotto (Pd), che in studio lo interrompeva scuotendo più volte la testa a suon di “non è vero”, “ma non è affatto vero!”, “lei non è in Parlamento”, e simili. Al che Salvini, intuendo l’equivoco, spiegava: “Non è il fondo per i non autosufficienti, è la legge 68 del 1999: l’anno scorso aveva 21 milioni, quest’anno ha zero. Rimettete per favore quei 21 milioni perché potete tagliare sulla pelle di tutti ma non sulla pelle dei disabili se no mi incazzo come una bestia, ok?”. Insomma, da un lato un Salvini che fa il suo mestiere (e lo fa bene), dall’altro nessuno che mostri di avere anche solo una minima idea di cosa sia il fondo della 68/99.

Ancora più rumore, in rete, sui social network e perfino sui quotidiani, fa un tweet inviato alle 22.44 di martedì 2 dicembre dall’attore romano Fabrizio Bracconeri: una vera e propria minaccia a Renzi a “non toccare i disabili perché giuro ti vengo a cercare e ti scartavetro”, con amabile postilla “è una minaccia, se vuoi denunciami”. Bracconeri (celebre negli anni ’80 per l’interpretazione ne “I ragazzi della III C”, poi fra le altre cose co-conduttore a Forum sui canali Mediaset) è oggi il papà di un ragazzo autistico e più volte ha raccontato pubblicamente la sua situazione familiare, accusando le istituzioni di essere “assenti”. Il suo sfogo nei confronti del presidente del Consiglio ha avuto più successo – è stato cioè più veicolato sui mass media – delle parole spese dallo stesso premier in occasione dell’evento di Palazzo Chigi. Succede anche questo, il 3 dicembre. (ska)

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