:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Un sorriso contro la guerra, gli spettacoli del mago Pimpa nella Striscia di Gaza

Far ridere i bambini anche nei paesi in conflitto, questo l'obiettivo di Marco Rodari, in arte mago Pimpa, che durante l’operazione militare israeliana Protective edge ha regalato un momento di tregua ai bambini. Contro la paura, perché altrimenti “si muore di crepacuore, non di bombe”

14 gennaio 2015

Foto tratta dal profilo Fb "Claun il Pimpa"
Mago Clown Pimpa 2

ROMA – Cosa ci fa un mago nella Striscia di Gaza, durante l’operazione israeliana Protective edge? Semplice, fa ridere i bambini anche sotto le bombe perché la guerra non può vincere e se ci si lascia battere dalla paura “si muore di crepacuore, non di bombe”. E questa è la storia di Marco Rodari, alias mago Pimpa, che ha deciso di andare a Gaza per regalare un momento di tregua ai bambini che vivono nella Striscia.

- Da diversi anni Marco gira il mondo armato di naso rosso con lo scopo di far ridere i più piccoli che vivono in situazioni di guerra: Iraq, Egitto, Giordania, Israele e poi Gaza. “Far ridere i bambini anche quando c’è la guerra, è un grandissimo regalo – ha raccontato Marco al mensile Scarp de’tenis -. Il sorriso a volte scompare, ma non lo si perde mai per sempre, non lo si dimentica. A volte basta solo una piccola magia”. Lo scorso agosto, faceva i suoi spettacoli tra le corsie dell’ospedale st. Joseph a Gerusalemme, poi alla prima tregua dell’operazione militare ha deciso di spostarsi nella Striscia di Gaza e di rimanerci fino alla fine del conflitto.

E anche se può sembrare incredibile ha iniziato a fare i suoi spettacoli anche durante i raid: “Il punto è che se mi interrompevo, i bambini si arrabbiavano” quindi “Mentre cadevano le bombe io continuavo a fare le magie, o dentro le parrocchie con i bambini disabili, oppure, quando la guerra ci prendeva di sorpresa, per strada tra le macerie. Ci fermavamo tutti un secondo, un attimo dopo andavamo avanti. La guerra fa anche questo: non ti dà il tempo per ragionare”. Ora sta raccogliendo fondi per andare in Siria, con un progetto ambizioso: insegnare agli adulti a diventare clown, così da permettere ai bambini di continuare a ridere anche quando lui non c’è.

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa