:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Sud Sudan, la perdita di capi di bestiame mette il paese in pericolo

Dopo oltre un anno di guerra civile, molti animali sono morti a causa dei lunghi spostamenti o per malattia. In un’economia dove il bestiame è al centro dell’economia e della vita delle famiglie ciò potrebbe causare crisi e reazioni violente

26 gennaio 2015

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI – Oltre un anno di guerra civile ha causato nel Sud Sudan, lo stato africano più giovane, un calo del numero di capi di bestiame, forma di sostentamento della popolazione nonché perno dell'economia nazionale. Motivo principale delle perdite è stato il trasferimento del bestiame durante la guerra civile, poiché molti animali sono morti di fame o di sfinimento nel tragitto coi padroni per fuggire dalle zone del conflitto. La situazione è peggiorata con lo scoppio di malattie che hanno colpito fatalmente il bestiame.

- Isaac Deng è un pastore di Bor, la capitale dello stato di Jonglei, epicentro del conflitto, che possedeva 25 bestie prima che iniziasse la guerra, ma 11 di esse sono morte a causa di una malattia. Si sospetta che si tratti della East Coast Fever, molto comune nel sud est del Sudan. “Non so cosa farò. Vendendo la carne del mio bestiame guadagno e garantisco l'istruzione ai miei figli, ma con la morte di 11 di loro la mia vita ha subito un duro colpo”. Non è purtroppo l'unico. Migliaia di pastori hanno subito danni per via del conflitto e delle malattie, e ora stanno pensando di abbandonare la pastorizia completamente: ciò avrebbe conseguenze devastanti sull'intera società sudsudanese.

Secondo la Fao il bestiame è l'unico mezzo di sostentamento per quasi l'80% della popolazione. La tradizione vuole che i capi di bestiame siano anche usati come pagamento per risolvere le dispute o donati in dote. La riduzione del numero di bestie è dunque un disastro nazionale che va tenuto sotto controllo. “Il bestiame è l'unico bene di valore per la maggior parte delle famiglie sudsudanesi (tagliato a metà dal Nilo, il paese ha infatti un territorio e un clima molto favorevoli all'allevamento essendo quasi interamente coperto da foreste tropicali). Ciò significa che se un membro di una famiglia si ammala, quest'ultima è costretta a vendere un animale per comprare medicinali”, spiega Lindsay Hamsik, portavoce dell'organizzazione non-profit Mercy Corps.

Il governo e le Nazioni Unite sono sempre stati di grande aiuto, vista l'importanza sociale ed economica di questo fenomeno, ma ora bisogna concentrarsi per sopprimere il conflitto, poiché il governo è sempre meno in grado di sovvenzionare la pastorizia. Ad esempio, al momento lo stato indirizza 130 milioni di dollari da spartire fra tutte le attività legate alle risorse naturali – compreso l'allevamento, ma anche la distribuzione di generi alimentari d'emergenza e gli stipendi di Wildlife Service, servizio per la tutela ambientale.

Questa situazione potrebbe alimentare reazioni violente se la perdita di capi di bestiame non viene fermata. Come in ogni conflitto, sono le famiglie a subire i danni maggiori. I volontari dicono che il governo deve assolutamente far finire la guerra e riportare la pace, altrimenti non si tornerà mai alla normalità.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: News from Africa

Stampa Stampa