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Sbarchi, cronaca, criminalità: per i giornali l'immigrazione è solo questo

Un volume della Fondazione Leone Moressa analizza gli articoli pubblicati da Repubblica, Corriere della sera e Sole 24 Ore nel primo semestre del 2014. Ne emerge una rappresentazione basata soprattutto sull’allarme e gli stereotipi

29 gennaio 2015

ROMA - Sbarchi, cronaca, criminalità e proteste caratterizzano il discorso pubblico sull’immigrazione nella carta stampata italiana. Prevale l’emergenza e l’allarme sociale: arrivano e sono in troppi, per fortuna c’è l’Italia che li soccorre, ma i centri di accoglienza sono saturi. A denunciare la rappresentazione di un fenomeno complesso come quello dell’immigrazione in toni per lo più stereotipati e non di rado allarmistici è il volume “Il valore dell’immigrazione”, curato dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundations. Lo studio, presentato oggi a Roma, analizza il rapporto tra immigrazione e comunicazione attraverso un campione di 846 articoli delle tre principali testate nazionali (La Repubblica, Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore) nel periodo tra gennaio e giugno 2014. Con un risultato tutt’altro che confortante: il tema dell’immigrazione è generalmente inserito in fatti di cronaca, con una tendenza ad appiattire il fenomeno ad ambiti ben definiti, con protagonisti e toni stereotipati. Mentre il tema del lavoro rimane per lo più sullo sfondo, e ancora più esigui sono gli articoli che mettono in luce il contributo dell’immigrazione all’economia italiana. In altre parole gli immigrati sono coloro che sbarcano, o sono coinvolti in episodi di cronaca o giustizia.

- Il volume, però, mette in evidenza anche alcune differenze nella trattazione degli argomenti tra le diverse testate giornalistiche. In particolare, il Corriere della Sera affronta anche argomenti di cronaca e criminalità, seguiti da proteste. Repubblica si distingue per la quantità di articoli che affrontano il tema dell’integrazione. E il Sole 24 Ore si distingue a sua volta per la presenza di argomenti inerenti la politica, la giustizia e l’economia dell’immigrazione. Tuttavia il vero leit motiv degli articoli pubblicati nella prima metà del 2014 sono le cronache degli sbarchi, “indubbiamente un fenomeno che negli ultimi anni ha dettato l’agenda dei media nel nostro Paese”, secondo i curatori del volume. Quanto all’uso dei termini, da un lato viene sottolineato il ruolo del nostro Paese come impegnato nelle operazioni di soccorso, e in questi casi viene utilizzato con maggior frequenza il termine “migranti”. Dall’altro lato, rimane forte il tema dell’emergenza, legato alla difficoltà nella gestione dei trasferimenti, e allora si ricorre più spesso ai termini “profughi” ed “extracomunitari”. 

Anche la relazione tra immigrazione e lavoro risulta un argomento relativamente poco affrontato: mediamente solo il 12% degli articoli affronta temi economici. Nemmeno il Sole 24 Ore dedica all’economia dell’immigrazione una quota significativa, appena il 22% dello spazio dedicato ai fenomeni migratori. In questo ambito la rappresentazione degli immigrati oscilla tra l’essere vittime o carnefici, sfruttati o sfruttatori. Anche in questo caso, dunque, emergono numerosi stereotipi: sono troppi, creano concorrenza sul mercato, hanno maggiori agevolazioni rispetto agli autoctoni. Altre volte invece, sottolinea lo studio, a prevalere è la condizioni di lavoro irregolare, con una minuziosa descrizione delle condizioni di disagio e sfruttamento in cui versano gli immigrati. (ap)

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