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"Disabile perché non vedo? Io... faccio". Giuseppe, guerriero della luce

A raccontarla è Il Colibrì, magazine d'informazione sul mondo del sociale in Molise. Un racconto di vita e di sport. Si perchè Giuseppe milita nei "Guerrieri della luce", squadra di Campobasso che partecipa al campionato nazionale maschile di torball di serie B

04 febbraio 2015

CAMPOBASSO - Di cosa può aver paura un guerriero della luce? Se anche il buio non spaventa più, si direbbe proprio di nulla. Per Giuseppe Vitale, avellinese di 42 anni, è esattamente così. Da quando ad appena undici anni una retinite pigmentosa (la patologia più diffusa tra i non vedenti) lo ha costretto a rimanere definitivamente cieco, si è ricostruito un'identità nuova, una vita energica e piena di attività. A raccontare la sua storia è Il Colibrì, magazine d'informazione sul mondo del sociale in Molise. Un racconto di vita e di sport. Si perchè Giuseppe milita nei 'Guerrieri della luce', la squadra di Campobasso che partecipa al campionato nazionale maschile di torball di serie B. Ed è  proprio durante una pausa del torneo che ha voluto raccontarsi.

I Guerrieri della luce
Guerrieri della luce - azione di torball

"Siamo primi in classifica - afferma soddisfatto - se continuiamo così davvero vinciamo". E guardando la classifica, I Guerrieri della luce fanno davvero sul serio: 18 punti conquistati nelle due ultime gare interne e leadership del campionato consolidata, con tre punti di vantaggio sulla seconda e ben sei sulle terze. Giuseppe è uno sportivo da sempre e, all'inizio, non è stato facile per lui fare i conti con la malattia: “Da piccolo ero ipermetrope, ero seguito come tutti i bambini, ma a 11 anni la retinite pigmentosa mi ha fatto rimanere definitivamente al buio”. L’impatto con la malattia? Traumatico, naturalmente. “All’inizio vedevo a macchie. Macchie sempre più grandi….Ero già uno sportivo, non riuscivo più a giocare”. Ritrovarsi improvvisamente al buio per un bambino pieno di vitalità è un colpo difficile da assorbire: “Non accetti, tendi ad isolarti…. Poi le terapie dallo psicologo, le azioni di sostegno… Finché non capisci il punto: hai le capacità, ma non le abilità per fare quello che vuoi”.

Una consapevolezza acquisita col tempo, ma che ha rappresentato un blocco di partenza dal quale ricostruire un'identità nuova, una vita energica e piena di attività. Prima tra tutte, appunto, il torball, il gioco sportivo a squadre praticato da non vedenti o ipovedenti che pratica insieme al golball(altro sport per disabilità visiva) e che presto lo condurrà direttamente alla nazionale paralimpica. Della serie "quando la classe non è acqua". Un traguardo straordinario, che è passato per sacrifici e soprattutto per l'acquisizione di un concetto fondamentale. Una via d'uscita che ha messo in moto Giuseppe il quale, da allora, non si è più fermato: “La mia disabilità stava nel fatto che non potevo più giocare. La disabilità non è un concetto astratto, fine a se stesso: è impossibilità di fare. Questa è la disabilità. Allora occorre trovare la "via per fare": da allora e ogni giorno io…faccio”.

Un moto perpetuo che l'ha condotto a diventare fisioterapista, suonare il pianoforte, praticare vela, sci alpino, gare di tandem e persino parapendio. “Ho due lauree e un master ma quello che mi ha dato di più è stato lo sport: movimento, emozione, conoscenza di sé, via per l’autostima, per l’autogestione e l’autodeterminazione. Io non cerco privilegi – afferma alla fine con un filo di durezza – cerco opportunità”.

Un continuo superare il suo limite, attraverso le opportunità, che molto spesso fa dimenticare ai suoi colleghi che lui è un disabile. Un uragano di vitalità e di energia che trascina tutto e tutti. Molte volte anche se stesso. “C’è solo un momento in cui mi ricordo che non ci vedo: quando mi rendo conto di non poter incrociare lo sguardo dei miei figli e della persona che amo”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Torball, Il Colibrì, Disabilità

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