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Trekking per persone amputate, campo scuola per camminare in montagna

Lo promuove il Centro di riabilitazione Casalino di Loiano e Naturabile, l’associazione creata da Roberto Bruzzone. Obiettivo? Aiutare le persone con un arto artificiale a cimentarsi con pendii, sentieri boscosi e crinali rocciosi

03 febbraio 2015

Trekking per persone amputate 2

BOLOGNA – Un campo scuola per imparare a camminare per sentieri di montagna, pendii e vette dalla vista mozzafiato dedicato a persone con protesi agli arti inferiori. È il “Robydamatti walk camp” un percorso di perfezionamento al cammino per le persone che hanno un arto artificiale. Tre livelli in cui si impara a fare trekking affrontando le sfide e cercando di superare i propri limiti. Il campo è nato dalla collaborazione tra il Centro di riabilitazione Casalino, di Loiano in provincia di Bologna, e Naturabile, l’associazione onlus di Roberto Bruzzone, un trekker di professione che dopo aver perso una gamba 14 anni si è reinventato la sua vita e da allora ha cominciato a girare il mondo “gamba in spalla”. “L’idea di un campo da trekking per portatori di protesi ci è venuta pensando proprio a Roberto – racconta Martina Barcaro, coordinatrice dell’iniziativa – Lui attraversa il mondo camminando e allora perché non permettere anche ad altri di poterlo fare? Così abbiamo realizzato questo progetto”. Ad appena un anno di vita il campo ha già visto la partecipazione di molte persone che hanno deciso di mettersi alla prova e testare i propri limiti e tentare di superarli.

- Il percorso è diviso in tre livelli, in base alla preparazione fisica di ognuno, e ogni gruppo conta tra le 7 e le 10 persone. Il primo step è pensato per le persone che svolgono una vita normale e che si spostano per andare a lavoro o per fare passeggiate durante il tempo libero. Per loro il corso è strutturato in modo da introdurre gradualmente le persone al trekking, senza però sforzi eccessivi. “Il primo livello si è svolto tra settembre e ottobre – continua Martina – Per una settimana gli escursionisti hanno fatto trekking, fitness e percorsi mirati immersi nell’Appennino Emiliano”. La seconda fase del corso è rivolta invece a chi ha già un po’ più di esperienza o ha svolto la prima parte dell’allenamento. In questo caso aumentano le difficoltà e al contempo cresce anche la voglia di tentare un’impresa un po’ più grande. A dicembre si è svolto il percorso che ha portato una decina di persone a inerpicarsi lungo strade panoramiche sui crinali dell’Appennino.

Ad accompagnare gli escursionisti ci sono Roberto Bruzzone, che li segue come coach, un fisioterapista e un tecnico ortopedico. “L’obiettivo è aiutare le persone a ritrovare sicurezza e piena autonomia con la propria protesi – spiega Martina –. Provando ad affrontare dei “limiti” spesso ritenuti invalicabili, come terreni scoscesi, fango, brevi tratti rocciosi. Per ora siamo riusciti a fare solo il primo e il secondo livello ma a giugno faremo il terzo step con le persone che hanno iniziato quest’avventura. Come meta finale abbiamo scelto le montagne del Trentino Alto-Adige”. Intanto sono già state previste le edizioni per quest’anno e per chi voglia provare a scalare una “gamba in spalla”. (Dino Collazzo)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Roberto Bruzzone, Trekking, Amputati, Sport

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