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Barbieri: “Terzo settore, liberati dalle scorie e torna a lavorare sul campo”

L’appello del portavoce del Forum terzo settore, vicino al rinnovo della carica per altri due anni. Troppi piegano le attività economiche all’interesse di pochi invece di pensare all’interesse generale: dobbiamo riconquistare militanza, partecipazione, dono e impegno

05 febbraio 2015

Pietro Barbieri
Pietro Barbieri (mentre parla)

ROMA – Bisogna essere consapevoli che dentro il terzo settore ci sono delle “scorie” che piegano le attività economiche all’interesse di pochi invece di pensare all’interesse generale: occorre liberarsene e uno dei modi per farlo è anche quello di riconquistare la natura originaria di questo mondo, fatta di militanza, partecipazione, dono e impegno. Un impegno che deve riguardare tutto ciò che succede ai cittadini e che tocca le dinamiche sociali, economiche, ambientali e culturali. Nelle parole del portavoce del Forum del terzo settore, Pietro Barbieri, c’è per il futuro la volontà di stare più “sul campo”, di essere più protagonisti, di partecipare attivamente ai processi di mutamento sociale: alla vigilia dell’Assemblea nazionale che il prossimo 11 febbraio rinnoverà gli organi sociali confermandogli per altri due anni l’incarico che ricopre da un biennio, Barbieri racconta così le sfide e gli obiettivi del Forum e dell’intero terzo settore italiano.

Si conclude il primo mandato da portavoce. Cosa è cambiato in questo tempo?
Due anni fa il Forum del terzo settore aveva un grande obiettivo: quello di riorganizzarsi, di ritrovare i legami fra le organizzazioni, di individuare le forme di condivisione e di creazione di sintesi necessarie ad andare avanti. Oggi la priorità è diversa, ed è quella di costruire un collocamento di ordine politico (seppur ovviamente non di parte), di capire cioè - dentro lo scenario sociale che abbiamo di fronte - dove ci vogliamo collocare, che cosa è il terzo settore italiano in rapporto a tutto questo e in che modo esso si deve raccordare con la realtà che vive. Il tema posto all’assemblea per i prossimi due anni è quello di come vivere i mutamenti sociali, economici e politici che ci circondano.

E’ un invito a fare di più?
Dico che non basta guardarsi come organizzazione, dirci quanto siamo belli e bravi, e quanto bene abbiamo costruito finora nella nostra storia, ma che bisogna essere protagonisti, bisogna stare sulle frontiere che la condizione sociale, economica, ambientale, culturale del paese ci propone continuamente. Ad esempio dovemmo stare dentro – e starci da protagonisti - ai tanti comitati civici che animano i vari territori italiani: la partecipazione civica dei cittadini a ciò che li riguarda è infatti esattamente una dinamica fondamentale del terzo settore. Il senso più profondo è allora quello di intendere noi stessi, il terzo settore, come un’espressione della solidità dell’impegno civico, che è costante, continuo, non altalenante. E’ solo stando dentro a tutto quello che succede che il terzo settore riconquista la sua natura originaria e perde anche eventuali scorie che si sono generate.

- “Scorie” di cui si è molto parlato negli ultimi tempi…
Le scorie ci sono e bisogna esserne consapevoli. E sono generate sostanzialmente dal fatto che c’è uno scollamento fra l’impegno e la partecipazione da un lato e i suoi effetti economici dall’altro. Quando le attività compiute portano alla generazione di attività economiche anche considerevoli, è chiaro che se queste non sono legate alla militanza, alla partecipazione, al dono, all’idea di gratuità intesa come il mettersi a disposizione, se l’aspetto economico non è collegato a tutto questo si affievolisce l’idea di terzo settore e si va verso un classico metro di speculazione pura.
Dico “speculazione” senza alcuna attribuzione di particolare negatività: è semplicemente un’attività che bada ad interessi che sono sì legittimi, ma sono interessi di singoli. E non si bada affatto all’interesse generale. Una cooperativa sociale, un’associazione di promozione sociale o di volontariato che si mette in quella dimensione tradisce in realtà il suo scopo principe, perché il cuore centrale del terzo settore è sempre l’interesse generale, non quello di pochi.

A proposito di profit, sembra molto interessato alla riforma del terzo settore…
Si, la riforma del terzo settore - anche aldilà di quanto previsto dalla norma ora in discussione - ha generato molte aspettative e tanti nel mondo del profit pensano ad un “quarto settore” costituito da realtà del profit impegnate in aree di interesse per la collettività (come ad esempio i centri di riabilitazione). Rispetto a questo abbiamo qualche preoccupazione, perché la natura più profonda del terzo settore resta quella dell’interesse generale e non si può correre il rischio di svilire la partecipazione di 5 milioni di volontari o dei tanti che hanno deciso di mettere la propria professionalità al servizio di una cooperativa sociale o di un’associazione di promozione sociale. Il pericolo è che si snaturi il terzo settore, e questo pericolo lo avverto non tanto all’interno di noi stessi, nel terzo settore, quanto nel mondo esterno a noi, che oggettivamente ha delle aspettative significative rispetto alla riforma in discussione. Ma sono aspettative che andranno misurate molto attentamente via via che l’iter va avanti.

Sul versante delle politiche di welfare, qual è l’obiettivo da perseguire?
Il welfare in Italia è sotto-finanziato e nella continua battaglia per l’aumento delle risorse il terzo settore deve riuscire a coinvolgere sempre di più soggetti come le organizzazioni sindacali o come regioni e comuni, che sono alleati naturali e istituzionali in molti di quei campi. Però dobbiamo anche saperci dire che non è solo un problema di carenza di risorse, ma anche una questione di sovrapposizioni, di ridondanze e di veri e propri sprechi dovuti alla mancanza di integrazione fra le politiche, a partire da quella atavica dell’integrazione socio sanitaria per andare su lavoro, casa, povertà, immigrazione e via dicendo. Insomma, dobbiamo combattere per le risorse ma dobbiamo anche saper spendere bene ciò che abbiamo, e già con quello che c’è si potrebbero fare delle politiche molto migliori. Bisogna giungere ad una governance che metta insieme tutte le risorse del territorio e le sappia collocare secondo i bisogni dei cittadini: in questo ambito la capacità del terzo settore di generare inclusione sociale è fondamentale.

Veniamo agli aspetti interni. Cosa cambia dentro la compagine del Forum?
La vera partita dell’innovazione negli organi sociali sarà giocata in gran parte fra due anni, nel 2017, con il nuovo mandato che in base alla recente modifica statutaria durerà non due ma quattro anni. Il mandato che sta per iniziare (2015-17) è pensato come una sorta di secondo tempo del cammino compiuto nel biennio appena trascorso. Già ora però mettiamo in essere qualche piccolo cambiamento: nel nuovo coordinamento sarà rappresentata non più la Focsiv ma la Aoi, l’associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale. Iniziamo a dire cioè che negli organi del Forum devono essere rappresentate grandi aggregazioni di realtà, distinte per tipologia (le ong, le associazioni di volontariato, ecc.) o per area tematica (il welfare, ecc.). E’ un modo anche per allargare ancor di più la base del Forum. Il tutto, con un piccolo vincolo, che è quello che alcune grandi organizzazioni, che sono generaliste e trasversali, devono comunque essere rappresentate per la semplice ragione che un Forum senza queste grandi realtà rischia di essere sottorappresentato.

Nel Forum alcune realtà sono rappresentate dal proprio presidente, altre invece partecipano formalmente con un profilo più basso. Non è che l’impegno nel Forum viene da qualcuno sottovalutato o considerato di serie B?
Il problema non è avere o non avere i presidenti dentro al Coordinamento del Forum: il problema è che quella persona – chiunque essa sia - abbia ricevuto pieno mandato dagli organi della sua realtà e quindi anche dal “suo” presidente. Abbiamo lavorato insieme a tutti i presidenti perché ci fosse sempre una delega vera e piena e in tutti i momenti topici che stiamo attraversando c’è un collegamento molto solido e forte con i vertici delle associazioni attraverso i loro delegati. Dopo di che è vero che la crisi c’è per tutti e questo è un periodo di cambiamento per molte realtà che si rideterminano, e ci sono casi di presidenti che sono soverchiati dagli impegni interni alle loro organizzazioni. Ma non temo affatto una sottovalutazione o un disimpegno rispetto al ruolo di rappresentanza nel Forum. (ska)

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Tag: Mafia capitale, Cooperative sociali, impresa sociale, Volontariato, Pietro Barbieri, Forum Terzo settore

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