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Dipendenza da Facebook? Prova a disintossicarti per 99 giorni

Si chiama “99 Days of freedom” ed è un esperimento ideato da un gruppo di creativi olandesi per liberarsi della dipendenza dal social network di Zuckerberg per 99 giorni. Sono già 40 mila gli utenti che hanno iniziato il loro percorso di disintossicazione

06 febbraio 2015

- BOLOGNA - Smettere di condividere, cliccare like, chattare o aggiornare il proprio profilo: “Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita senza Facebook?”. È lo slogan della campagna "99 Days of freedom" lanciato dal gruppo olandese di creativi dell’associazione no-profit Just, per combattere la dipendenza dai social e riappropriarsi del proprio tempo. Molti utenti non hanno idea di cosa voglia dire vivere senza un proprio “io virtuale”, o perché troppo giovani o perché non ricordano più com’era la propria giornata prima dell’avvento del social network inventato da Mark Zuckerberg. L’idea del progetto è di spingere le persone a liberarsi da quella che gli psicoterapeuti chiamano “social obsession”. In media chi ha un profilo Facebook trascorre circa 40 minuti al giorno davanti al sito a condividere contenuti di ogni tipo, aggiornare il profilo, seguire quello che pubblicano i propri contatti. Trattandosi di una media è probabile che ci siano persone che trascorrono più tempo sul social e chi, invece, ha finito per diventarne dipendente senza rendersene conto. “La dipendenza da social è particolare, perché le persone non la percepiscono come tale – spiega Rodolfo Ciofi, segretario del Movimento psicologi indipendenti –. Chi passa intere ore davanti al computer tende di certo a isolarsi, ma la cosa paradossale è che in quell’universo virtuale si sente bene perché non è solo”.

La campagna si è data l’obiettivo di incentivare le persone a distogliere lo sguardo dallo schermo e provare a guardarsi intorno alzando la testa dal computer o dal cellulare. Ma come fare per “disintossicarsi in 99 giorni? Niente di più semplice. Basta loggarsi alla propria pagina per cambiare l’immagine con il logo della campagna e condividere, per l’ultima volta, un link in cui si da il via al proprio countdown. Dopo di che si esce dal profilo, si rimuovono le applicazioni dallo smartphone e si comincia con i 99 giorni di libertà. Durante l’esperimento i partecipanti sono chiamati a rispondere a domande a distanza di 33, 66 e 99 giorni per verificare che si stia resistendo alla tentazione di sapere che cosa accada in rete, ma sopratutto se davvero questa “liberazione” possa giovare alla propria esistenza. Secondo gli ideatori, in questo modo si guadagnerebbero 1.683 minuti di vita reale da poter utilizzare per fare altre attività. A oggi sono più di 40 mila gli utenti che hanno iniziato questo percorso.

Secondo Ciofi chi soffre di questa dipendenza non è per forza di cose una persona che ha dei problemi di relazione o di altro tipo. “Normalmente si tratta di questioni che hanno a che fare con la carenza d’affetto e la solitudine – continua – Ma può riguardare indistintamente chiunque di noi”. Secondo uno studio condotto dall’Università del North Carolina, dal titolo “sindrome da like”, la ragione della dipendenza dai social va ricercata nel nostro cervello. Si tratta, infatti, del rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nei fenomeni di dipendenza. Ricevere un “mi piace” sotto un link o una foto rilascerebbe nell’organismo la dopamina facendoci percepire per pochi istanti una sorta di “appagamento”. Insomma provare ad astenersi ridurrebbe il nostro piacere da “like” ma forse ci permetterebbe di godere di altre meraviglie della vita che vengono solo dal contatto con il mondo reale. (Dino Collazzo)

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Tag: Dipendenze, Facebook

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