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A scuola nell’orto, "il contatto con la natura rende i bambini più curiosi”

Sono 507 le agriscuole in Italia che fanno parte del progetto “Orto in condotta” dell’associazione Slow Food. Gli alunni di elementari e medie imparano l’educazione alimentare e ambientale coltivando verdure nel cortile degli istituti

13 febbraio 2015

- BOLOGNA - I libri, i quaderni e le penne non bastano più per imparare le scienze, la matematica e l’italiano. Adesso servono anche rastrello, zappa e semi da piantare. Così i bambini che coltivano un orto a scuola diventano più svegli e curiosi. A dirlo è l’associazione Slow Food che ha messo a confronto le risposte date a un questionario sottoposto ad alcuni alunni delle elementari e medie che coltivano un orto, con quelle dei bambini che non lo fanno. L’idea di mettere banchi e cattedra tra i campi è nata nel 2004 quando l’associazione ha realizzato il progetto “Orto in condotta” coinvolgendo scuole primarie e dell’infanzia. Oggi, a 10 anni di distanza, sono 507 le agriscuole presenti in tutt’Italia, con un trend in crescita, dato che sempre più genitori preferiscono che i loro figli imparino a conoscere l’ambiente e a rispettarlo.

Spiegare come si pianta un seme, come si zappa il terreno, quando si coglie un frutto per poi arrivare a mangiarlo, permette ai più piccoli di scoprire i segreti della natura osservandoli direttamente, senza dover guardare solo delle figure da un libro di testo. “Questo aiuta a stimolare la curiosità dei bambini e gli permette di comprendere il trascorrere delle stagioni, quali sono i prodotti che si possono trovare in un certo periodo e in che modo va tutelato l’ambiente – spiega Annalisa Donorio, responsabile del progetto –. Insomma si unisce la didattica classica a un insegnamento più dinamico che permette di sviluppare molte più attitudini e migliorare la loro capacità d’apprendimento”. Si comincia negli agrinido dove i bambini dai 3 mesi ai 3 anni sono incoraggiati a scoprire il mondo attraverso materiali da assemblare. Lavoretti con carta e cartoni, giocattoli fatti di legno, bambole di stoffa sono solo alcuni delle attività con cui iniziano a cimentarsi. Ma appena arriva la ricreazione tutti nell’orto a osservare le piante, i frutti e gli animali che lo popolano. Dai 3 ai 6 anni si passa invece alle agriscuole dove si sperimentano la semina, la cura e la raccolta dei prodotti ortofrutticoli. Si preparano marmellate, si conservano i frutti e si dà mangiare agli animali.

A seguire questi piccoli agricoltori in erba ci sono gli insegnanti che spiegano loro come respira una pianta, cosa mangia un lombrico e perché è importante rispettare la natura. Il progetto è diventato uno strumento per incentivare le attività d’educazione alimentare e ambientale. Ad aiutare i bambini nella cura degli orti ci sono i “nonni ortolani”, nonni di bambini, genitori e volontari di diverse associazioni che prestano il loro tempo per dare una mano alle scuole a tenere in vita le piante in modo da consentire ai più piccoli di vederle nascere e crescere. “La cosa bella di queste scuole è che i bambini imparano divertendosi – continua Donorio – Poi tornano a casa e mettono in pratica quello che gli hanno insegnato a scuola. Una mamma mi raccontava tempo fa che una volta suo figlio l’aveva sgridata perché aveva preso le fragole a dicembre. Adesso sono loro che spiegano ai genitori cosa comprare e cosa no”. (Dino Collazzo) 

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Tag: slow food, scuola

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