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31/05/2016

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La stanza del "silenzio degli innocenti" per l'alunno autistico che fa paura

Due storie di inserimento scolastico difficile. Christian trascorre tutta la mattinata lontano dai suoi compagni, perché “disturba la lezione” ed è “pericoloso”. Matteo ha avuto la mamma nel banco con lui, i primi giorni, in attesa di un’insegnante. Oggi lascia la scuola, che non è capace di accoglierlo

20 febbraio 2015

ROMA – L’anno scolastico è ormai avviato alla conclusione, sono trascorsi 5 mesi dall’inizio e ne mancano poco più di tre: ma c’è chi, ancora, continua a sentirsi “fuori”, non integrato in una scuola che non ha saputo trovare le modalità per accoglierlo adeguatamente. Parliamo di alunni disabili, autistici, in particolare: se tanti di loro stanno trascorrendo serenamente questi mesi di scuola, accanto ai compagni e seguiti dai loro insegnanti, di sostegno e non solo, per qualcuno invece la scuola, finora, è stata un vero incubo.

Per Christian, che trascorre tutta la mattinata nella “stanza del silenzio degli innocenti”, perché la maestra di sostegno “ha paura di lui” e la psicologa della Asl sostiene che per lui quella stanzetta sia proprio necessaria. O per Matteo, che i primi giorni ha avuto la mamma seduta al suo fianco, in attesa di un insegnante di sostegno e di un educatore che sapessero capirlo ed aiutarlo, ma che oggi smette di frequentare la scuola, perché “la mamma e il papà si sono arresi”, di fronte alle troppe difficoltà. Sono due casi limite, forse, ma certamente due storie emblematiche di quanto una buona integrazione scolastica possa fare la differenza nella vita di queste famiglie. E di come sia necessario e indispensabile trovare gli strumenti e le risorse adeguate per costruire questa inclusione.

Christian e la “stanza del silenzio degli innocenti”. In paese l’hanno chiamata così: è quella piccola aula in cui Christian, 11 anni, da quasi due anni trascorre tutta la mattinata, da solo con l’insegnante di sostegno e l’educatore, perché in classe non lo fanno stare. “Disturberebbe troppo”, dicono, “impedendo alla maestra di fare lezione”. Così, la psicologa della Asl ha chiesto e ottenuto di avere per lui questa stanzetta riservata: “Durante i Glh (gruppo lavoro handicap) – riferisce la mamma – mi ha detto che per Christian deve essere così, almeno per il momento. Lo tengono lontano dai suoi compagni per tutto il giorno, riportandolo in classe solo a ricreazione. Finché andava a scuola a Ostia, prima all’asilo poi alle elementari, era ben integrato: passava tutto il tempo in classe, con l’insegnante e l’educatrice. Per un paio d’ore al giorno, aveva accanto a sé anche il terapista Aba privato. Solo quando aveva una crisi, l’insegnante lo portava fuori qualche minuto: nel laboratorio d’informativa, o nell’aula video, o in giardino. Appena si calmava, rientrava in classe. Da quando ci siamo trasferiti a Valmontone, all'istituto S. Anna,  due anni fa, la scuola è diventata una tragedia”, riferisce la mamma.

I problemi sono iniziati fin dal primo giorno: “Due ore dopo che è entrato in classe - prosegue la mamma - mi ha chiamata l’insegnante di sostegno, dicendo che aveva paura del bambino e chiedendomi di riportarlo a casa. Poi mi ha fatto chiamare addirittura dalla preside: mi ha detto che era pericoloso, che non riuscivano a gestirlo… Ho avuto l’impressione che non volesse più tenerlo a scuola”. Così, è intervenuta la psicologa della Asl, che ha trovato la “soluzione”: quella stanzetta in cui, ancora oggi, Christian passa la maggior parte del suo tempo. “Lì sta da solo, lontano dai suoi compagni, con l’insegnante di sostegno e l’educatrice. Dicono che disturberebbe e che è pericoloso, ma non è così. Il pomeriggio, una volta a settimana, va ad atletica, accompagnato dall’assistente domiciliare, e nessuno si è mai lamentato”.

E’ proprio lì che qualcuno ha ribattezzato quella come “la stanza del silenzio degli innocenti”. Ma se questo è il problema maggiore nell’esperienza scolastica di Christian, ce ne sono altri, altrettanto significativi nel dimostrare l’incapacità della scuola di includere il bambini: “A maggio, la classe di Christian andrà in visita al Vaticano, ma ci è già stato detto che lui dovrà restare a casa, perché farebbe troppa confusione. E poi – conclude la mamma – la psicologa vuole che Christian resti alle elementari altri due anni. In questo modo, passerebbe alle medie a 13 anni. A me non sembra giusto, non credo che gli farebbe bene restare così indietro”. Nonostante tutti questi problemi e gli ostacoli incontrati, la mamma è ben determinata: “Voglio che Christian porti avanti il suo percorso scolastico, anche fino alle superiori, come tutti i suoi compagni, E non mi farò scoraggiare”. 

Si è scoraggiata, invece, la mamma di Matteo: “alla fine io e mio marito ci siamo arresi e lo ritireremo da scuola”: Patrizia è la mamma che, i primi giorni di scuola, sedeva al banco con suo figlio, in attesa che la scuola si organizzasse per accoglierlo, con insegnanti di sostegno ed educatori capaci di rispondere ai suoi bisogni. Ora, però, “nostro figlio è notevolmente. La scuola è iniziata da 5 mesi, che per noi sono stati un incubo. I primi giorni sono stata in classe con Matteo perchè non c'era né sostegno né assistente educatrice – ricorda la mamma - Poi è arrivata un'insegnante non di sostegno, perché quelle di sostegno sono finite. Ma si è fermata solo quattro giorni, perché ha avuto una supplenza annuale della sua materia di studio e se ne è andata. Poi è arrivata la seconda insegnante di sostegno, che però non andava d'accordo con la vecchia assistente: così, visto che dopo 2 mesi di scuola Matteo non aveva ancora fatto niente con questa educatrice, l’abbiamo sostituita. Ma la nuova assistente è stata assente cinque volte in due mesi, quindi Matteo ha avuto altre 4 assistenti educatrici di sostituzione a questa. L’ultima volta, non ha neanche comunicato la sua assenza, quindi Matteo è stato 40 minuti ad aspettarla inutilmente”.

Ieri, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “Matteo è tornato a casa dicendomi che dalle 8 alle 9 era stato portato dall'insegnante di sostegno in un'altra classe perché lei doveva fare lì un'ora di supplenza. Matteo era agitatissimo, non capiva il perché di quello spostamento in una classe che non era la sua. Alla fine, di fronte a tanta inettitudine, ci siamo arresi. Ha vinto il preside e noi togliamo il disturbo, in silenzio, sconfitti, perché se questo è il’servizio’ che mi offre la scuola, io ci rinuncio”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Integrazione scolastica, Sostegno scolastico, Insegnante di sostegno, Autismo, scuola

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