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Clelia e il sogno di diventare dottore Clown. "L'autismo non mi ostacola"

Ha 21 anni, vive vicino Venezia e sta partecipando al corso di formazione. “Poi farò l’esame e, se lo passerà, sarò volontaria e clown a vita”. L’autismo le è stato diagnosticato a 4 anni. “Faccio fatica a entrare in relazione e qualche volta non sopporto gli scherzi. Ma i bambini sono la mia medicina”

27 febbraio 2015

ROMA – Clelia ha 21 anni, vive a Mirano (Ve) e sogna di diventare un “dottor Clown”. Sabato scorso ha partecipato al primo incontro formativo e tra due giorni ci sarà il prossimo. Aveva quattro anni, Clelia, quando le è stata diagnosticata una forma di autismo: poco dopo, racconta, “ho iniziato varie terapie come logopedia, psicomotricità, musicoterapia e ippoterapia. Ho fatto terapia fino a 17 anni, in vari posti. L’ultimo anno, al Bosisio Parini di Como. Oggi, non faccio più terapia, ma sono sotto psicofarmaci, che mi tengono calma e serena. Perché prima di prenderli, ero molto nervosa e alzavo spesso le mani”. 

dottore clown clelia

Clelia è la prima di cinque figli: “Ho una sorella di 18 anni e tre fratelli: uno di 16, uno di 14 e uno di 9. Sono attaccato soprattutto al più piccolo, perché quando era piccolo me lo davano sempre in braccio e con me si calmava ed era contento”. Ed è lo stesso con i bambini che Clelia incontra, qualche volte, come animatrice nelle corsie d’ospedale, o dei centri estivi. “I bambini sono la mia medicina, io mi sento a mio agio con loro e ci sono alcuni che si divertono molto di più con me che  con gli altri. Al centro estivo, alcuni cercavano proprio me, anche quando dovevano togliere un dentino da dover togliere: allora portavo  il bimbo in bagno e con un fazzoletto e con tanta calma gli toglievo il dente. Poi il bambino si ripuliva la bocca con l'acqua e dopo portava a casa il dentino, per metterlo sotto il cuscino”. 

L’idea di diventare “dottor Clown” è nata quando Clelia frequentava la scuola media. “Sono andata all'ospedale per una crisi di panico e sono stata lì dentro per 10 giorni. Venivano i dottori Clown a farci sorridere e da quel momento mi sono decisa ad aiutare il prossimo più bisognoso e meno fortunato di me”. Dopo aver fatto qualche esperienza come animatrice in corsia, Clelia ha così deciso di “diventare per sempre un dottor clown”: ha iniziato a frequentare il corso, che consiste in 5 incontri e tre mesi di tirocinio. “poi ci sarà l’esame finale – spiega – e se lo supererò, sarò volontaria e clown a vita. Anche mia mamma è felice, perché così ho uno scopo nella vita, invece di starmene a casa senza far niente”. 

- Clelia ha finito la scuola nel 2013, “sono uscita con 98 su 100: ho studiato cinque anni ceramica, ma al 5° anno mi sono ritirata: sono stati cinque anni orribili, perché nessuno aiutava l’altro. Sono rientrata dopo e ho studiato decorazione del marmo: nella nuova classe, mi sono trovata bene”. Oggi, aiuta il papà in vetreria, mentre coltiva il suo sogno di aiutare i bambini in ospedale a sorridere. “Al corso – racconta - ci stanno insegnando a scoprire noi stessi e aver fiducia negli altri. E anche a far divertire i bambini senza dover parlare di cose brutte, ma solo renderli felici”. L’autismo, per Clelia, non pare proprio essere un ostacolo: “ho difficoltà a relazionarmi con gli altri, ma non con tutti. E riesco a comunicare abbastanza bene, un po’ con la scrittura facilitata, un po’ verbalmente. A dire la verità – continua Clelia - il mio autismo non mi rende mai le cose difficili, anche se non penso di esserne uscita. Ma so quali sono i miei limiti, che devo smettere di arrabbiarmi per niente e che devo accettare gli scherzi, ma a volte non riesco proprio a capirli e a sopportarli”. Gli scherzi, però, quelli che fanno ridere, a Clelia piacciono. E per questo, sarà presto un dottore-clown. A vita. (Chiara Ludovisi)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: clown , Clownterapia, Autismo

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