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Rada e le donne bosniache: il lavoro per seppellire l’odio e tornare a vivere

8 marzo. Nel 2003 un gruppo di donne, vittime di opposti nazionalismi, ha creato una cooperativa per la lavorazione di lamponi a Bratunac, vicino Srebrenica. Oggi i soci sono 500 e i loro prodotti sono venduti anche in Italia. La loro storia sarà raccontata in un film. L’8 marzo saranno in Italia

05 marzo 2015

La locandina di DERT
Rada

BOLOGNA - Si chiamano Rada, Maja, Beba, Nermina. Sono musulmane, cristiano-ortodosse, sono operaie, contadine, agronome. Sono donne nate in Bosnia Erzegovina a cui la guerra ha portato via mariti, padri, fratelli. Sono vittime di opposti nazionalismi. Da 12 anni, queste donne lavorano, insieme, in una cooperativa agricola per la lavorazione di lamponi e altri piccoli frutti a Bratunac, a 11 chilometri da Srebrenica, sulla riva occidentale della Drina, al confine tra Bosnia Erzegovina e Serbia, zona che durante la guerra è stata teatro di duri scontri. Un’esperienza, quella della cooperativa, nata dall’idea di 10 persone, in maggioranza donne, che, nel 2003, hanno deciso di costruirsi un futuro, riattivando l’economia rurale del villaggio (fino al 1991 Bratunac rientrava nella maggiore zona di produzione di piccoli frutti della Jugoslavia, tanto che il 90% della popolazione del villaggio era legata a essa). E resa possibile, oltre che con il lavoro di operatori umanitari impegnati in organizzazioni di volontariato raccolte nel Consorzio italiano di solidarietà (da qui anche la scelta di un nome italiano per la cooperativa), anche grazie all’amicizia tra Radmila ‘Rada’ Zarkovic, originaria di Mostar, un passato con le Donne in nero e attuale presidente della Cooperativa Agricola Insieme, Skender Hot, di Tuzla che della cooperativa è direttore, e Mario Boccia, fotogiornalista italiano che ha seguito e documentato il conflitto nei Balcani fin dall’inizio. 

“Nessun manager avrebbe scelto di fare impresa lì perché è il luogo dove si è consumata la strage più grande, dove l’odio e il rancore sono stati i più forti – racconta Boccia – In questo senso, il progetto della cooperativa è politico oltre che solidale, perché quelle donne hanno capito che per ricominciare una vita comune dovevano ricostruire le condizioni per poterla vivere, a partire dal lavoro. Rada mi diceva: ‘Non voglio fare un convegno sul dialogo interreligioso o su quanto è bello stare insieme, voglio offrire lavoro’. E così è stato”.

Rada 2 lavorazione lamponi

Oggi i soci della cooperativa sono più di 500 e 28 le persone, in maggioranza donne, che lavorano nello stabilimento dove la frutta viene surgelata o trasformata in confetture e succhi. I loro prodotti sono venduti anche in Italia. E a Bratunac, a differenza di Srebrenica e di altre zone del Paese, i rientri di chi è stato cacciato durante la guerra sono stati moltissimi. Anche grazie alla cooperativa, che ha permesso di avviare un processo di riconciliazione. “Queste donne erano sì vedove, ma non vogliono più essere chiamate così perché si sono rifatte una famiglia – dice Boccia – Il dolore c’è, ma è una cosa intima non da esibire. L’hanno superato nell’interesse dei figli, per andare avanti”. Niente vittimismo, dunque, ma riconoscimento dell’altro come vittima della stessa violenza subita e non come nemico. “Qui parecchie persone scomparse non sono mai state ritrovate. Quando capita, ciò che resta viene riconsegnato ai familiari che possono seppellirli o fare un funerale – continua -. Sono momenti molto tesi e in cooperativa tutti partecipano al dolore, anche gli altri, i ‘diversi’, è un fatto importantissimo perché significa che queste persone vivono davvero insieme e non le une accanto alle altre”.

La cooperativa ha permesso a tanti lavoratori della zona di consolidare la propria attività. I lamponi si raccolgono una volta l’anno ed essendo deperibili devono essere venduti subito, accettando anche prezzi bassi. Diventando soci, si conferisce il prodotto alla cooperativa dove viene surgelato e poi venduto. Ma non è stato facile perché i lamponi surgelati della Bosnia Erzegovina non erano più competitivi di quelli di altri Paesi membri dell’Unione europea. Così la Cooperativa Insieme ha scelto di iniziare a produrre confetture e succhi. Per farlo ha dovuto ricorrere a prestiti bancari. Nel 2005 però un finanziamento della Cooperazione internazionale ha permesso loro di consolidare il lavoro. Ma era necessario trovare sbocchi di vendita. La svolta, resa possibile dalla rete di amicizia solidale che circonda queste donne, è arrivata perché il prodotto non è solo etico, ma è anche buono. “Quando è stato assaggiato da Coop Italia, il commento è stato: ‘Ma qui c’è solo frutta!’”, dice Boccia. In Italia, la maggior parte dei prodotti della Cooperativa Agricola Insieme è veicolata da Alce Nero tramite Coop, soprattutto Nordest e Lombardia, circa il 15% da Ctm Altromercato e il resto da MioBio, piccolo importatore che rifornisce la rete dei Gruppi d acquisto solidale. Il prodotto surgelato viene venduto anche in Turchia, Croazia e Serbia. “Ci sono stati momenti difficili nella vita della cooperativa, l’ultimo nel maggio del 2014 con l’alluvione – racconta Boccia – ma quei momenti hanno portato a manifestazioni di solidarietà, trasversale”.

La storia della Cooperativa Agricola Insieme e dell’amicizia che l’ha resa possibile diventerà un film. A girarlo i registi Mario e Stefano Martone che, dopo i primi sopralluoghi a Sarajevo, Tuzla, Mostar, Srebrenica e Bratunac, torneranno in Bosnia in estate per terminare le riprese. Sarà un momento importante, spiegano gli autori sul sito del progetto, “sia per la cooperativa, perché inizia la stagione della raccolta, che per la Bosnia, dato che a luglio 2015 saranno trascorsi 20 anni dal massacro di Srebrenica”. Già autori di “Napoli 24”, documentario presentato al Torino Film Festival 2010, e di “Lucciole per lanterne”, ambientato nella Patagonia cilena, i Martone puntano a raccogliere 10 mila euro, per realizzare il documentario, attraverso il crowdfunding. Il titolo che hanno scelto è “Dert” che, come racconta Rada nel teaser è una parola difficile da tradurre in italiano, “indica una persona che sorride ma che ha il dolore in fondo agli occhi”.

In occasione della Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo, le donne della Cooperativa Agricola Insieme partecipano a un incontro promosso dai Parlamentari italiani per la pace che si tiene alle 15 nella Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, previsto il saluto della presidente della Camera, Laura Boldrini, una degustazione dei prodotti della cooperativa e una mostra sulla ex Jugoslavia con fotografie di Mario Boccia. “Un’iniziativa importante, voluta, che racconta un percorso di riconciliazione e di costruzione della pace”, commenta Giulio Marcon, deputato di Sel che negli anni Novanta è stato presidente del Consorzio italiano di solidarietà. (lp)

 

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Tag: Srebrenica, Bosnia, 8 marzo

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